«Parola è stato come un genitore»
Bartolomei racconta l’amicizia col compagno di reparto che ha lasciato Reggio
REGGIO EMILIA. Primo anno in granata per il centrocampista lucchese Paolo Bartolomei, sotto contratto fino al 30 giugno 2017. Una stagione molto travagliata, la sua: la possibilità svanita subito di giocare col Teramo in B e poi, una volta scelta la Reggiana, gli infortuni a raffica.
«Non è stato uno degli anni migliori, non avevo mai avuto problemi di infortuni mentre qua, subito dopo la partita di Mantova dove mi ero finalmente integrato bene, è arrivato un problema muscolare che mi ha tenuto fermo alcune settimane. Poi l'altro incidente di Padova che mi ha messo fuori due mesi e mezzo, peccato perché Reggio è una grande piazza».
Come mai così tanti infortuni?
«E' stato soprattutto l'episodio di Padova a non essere gestito bene perché, presa quella botta, ho continuato a giocarci sopra fino a dovermi fermare nel periodo più importante della stagione. Non aver potuto aiutare i miei compagni in quei momenti mi rammarica parecchio».
Possiamo dire di averlo visto, il vero Bartolomei?
«Solo a tratti: ho potuto giocare poco e nel complesso non sono soddisfatto. Il vero Bartolomei si è visto poco».
Per la Reggiana possiamo parlare di anno fallimentare?
«Dal punto di vista degli obiettivi certamente, perché erano ben altri. Ma non va trascurato che questo campionato era molto difficile ed i punti persi qua e là ci hanno condannato troppo presto».
Secondo lei dove stanno le cause di questo flop?
«Non ci sono colpe specifiche perché in campo andiamo in undici, forse si doveva dare di più soprattutto con squadre di bassa classifica».
Quindi le tante polemiche non vi hanno disturbato?
«Facendo questo lavoro le polemiche vanno lasciate fuori dal campo».
Si erano generate troppe aspettative attorno a questa squadra?
«Non saprei, appena arrivato ho visto una squadra organizzata e preparata ma, ripeto, il campionato non era paragonabile a quello dell'anno scorso che conoscevo bene, avendolo giocato a Pontedera».
Però i play off hanno detto che, tra le squadre provenienti dal girone A, solo il Pordenone prosegue il cammino.
«Questo non toglie che ci fossero più giovani nel girone B rispetto ad un girone A più competitivo».
Le piacerebbe vedere nuovamente la Reggiana nel B, così da tornare a giocare sui campi della sua terra?
«Mi interessa poco il girone, solo vorrei ripartire al più presto per vincere qualcosa di importante».
Ritroverà molti compagni, il giorno del raduno. Secondo lei bisognerebbe cambiare qualcuno o qualcosa per tornare competitivi?
«Non tocca a me dirlo e non mi espongo ma spero che il direttore nuovo sappia già dove mettere le mani».
Comunque lei è intenzionato a rimanere?
«Prima di venire via da Reggio ci penserei bene perché la società è ambiziosa. Ho avuto altre richieste durante la stagione ma non tali da mettere in difficoltà la mia decisione di restare. La piazza è importante e spero anche, entro dicembre, di ridiscutere l'eventuale rinnovo».
Le mancherà Parola?
«Ci sentiamo tuttora giornalmente, è nata una grande amicizia. Siamo entrambi toscani e spesso ci vedremo al mare in Versilia. Per me è stato come un genitore al fianco ma anche sotto il profilo tattico mi ha aiutato molto. Se Andrea ha giocato in serie A, c'è un motivo. Gli auguro il meglio per il suo futuro».
La vedremo come tifoso al torneo della Montagna?
«Quest'anno mi pare che il Rondinara, la squadra dove avevo giocato anni fa, non partecipi al torneo perciò sarà difficile. Mi consolerò col mare della Versilia e ci rivedremo a luglio».
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