«Poca considerazione per il calcio femminile»
Cabrini, ct della Nazionale donne, parla dei progressi e dei problemi del suo sport «Significativo che nessuna tv italiana trasmetta da Reggio la finale di Champions»
REGGIO EMILIA. «Mi auguro che il 26 maggio allo stadio di Reggio ci sia tanta gente a vedere la finale di Champions femminile. Però già il fatto che la facciano vedere su Eurosport e nessuna tv italiana si sia impegnata per trasmetterla fa capire tante cose. Una diretta sulla Rai non avrebbe certo guastato...». Antonio Cabrini, campione del mondo con l’Italia di Bearzot nel 1982 e ct della Nazionale di calcio femminile dal 2012, analizza senza giri di parole la situazione del calcio femminile nel nostro Paese.
Mister, a che punto sono arrivate le donne nel calcio?
«Il movimento è in crescita, ma in modo non omogeneo. Ci sono zone dell’Italia dove la crescita non si sta verificando, soprattutto nel sud».
Quali problemi incontra questo sport?
«Manca una cultura adeguata per spingere le ragazze ad avvicinarsi al calcio. La federazione sta spingendo molto ma ci sono ostacoli».
Il pallone è considerato cosa da maschi?
«Sì, a scuola non viene preso in considerazione e alcune famiglie non consentono alle figlie di praticarlo. Poi c’è anche poca attenzione dei media».
All’estero non è così, penso agli Stati Uniti...
«Senza andare oltre Oceano, dove il calcio donne è più popolare di quello maschile, basta andare oltre le Alpi, in Svizzera, per rendersi conto quanto siano più avanti di noi. Basta andare nel Nord Europa ma anche in Spagna».
Mancano investimenti, non girano soldi e dunque le ragazze a una certa età smettono di giocare per guadagnarsi da vivere in altro modo....
«Tutti gli sport femminili sono considerati dilettantistici ed è ovvio che il movimento cresce solo se ci sono investimenti importanti».
La differenza con il calcio maschile è così marcata?
«Sono sport diversi. Ma quello femminile è ugualmente spettacolare. Le donne non sono da meno in fatto di tecnica e tattica. Ovviamente sul piano fisico ci sono delle differenze».
Come va con la Nazionale femminile?
«E’ un’esperienza appassionante. Ovviamente mi piacerebbe vedere dei miglioramenti nelle competizioni internazionali. Adesso siamo impegnati nelle qualificazioni europee».
Parliamo di calcio maschile. La serie A era il campionato più bello del mondo. Poi cosa è accaduto?
«E’ accaduto che gli altri Paesi hanno investito molto, soprattutto sui settori giovanili, mentre noi siamo rimasti al palo».
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