«Finire con un’impresa è il massimo»
L’affetto degli appassionati è per il 40enne Vaki che chiude una carriera al top
«Non mi aspettavo una partita del genere, così perfetta. Sapevo sarebbe stato difficile all'inizio dell'anno e infatti durante la stagione non siamo mai stati perfetti anche se abbiamo vinto molto. Contro il Recco, in questa finale, lo siamo stati, perfetti. E' venuto tutto bene. Abbiamo sofferto, abbiamo attaccato. Non posso che ringraziare i miei compagni per l'ottima partita. Io ancora non ci credo…».
Due mondiali alle spalle, quelli del 2003 e del 2007, quasi trent'anni di rugby giocato, palcoscenici importanti calcati dalle sue scarpe tacchettate. Ma Viliami Vaki ancora non si capacita della promozione ottenuta con il Rugby Reggio in Eccellenza.
Lui che a quarant'anni compiuti lo scorso aprile, ha giocato allo stadio Zaffanella di Viadana la sua ultima partita di rugby, con quel numero 6, il suo numero 6.
Un numero che negli ultimi cinque anni si è dipinto di rosso e di nero. L'ultima gioia, l'ultima emozione di una carriera straordinaria. E ora, dopo un paio di stagioni passate a fare promesse, a illudere che questo matrimonio col Rugby Reggio non potesse mai finire, quelle scarpe finalmente, un po' a malincuore, le appende. «E' la mia quinta stagione qui a Reggio e questa vittoria è l'emozione più forte che ho provato. Adesso è giunto il momento di dire basta – spiega la terza linea tongana con un pizzico di rammarico – perché il mio fisico me lo chiede. La testa è sempre pronta, ha sempre voglia di giocare, ma il fisico non ne può più. Ho rimandato l'addio al rugby perché l'anno scorso bruciava la sconfitta. Adesso, però, lasciare in questo modo, è il massimo che potessi chiedere. Mi rilasso».
Willy smette col rugby, tuttavia ha già in cantiere un bel progetto per il futuro: «Sto aprendo una palestra (insieme a Bergonzini, ndc), questo è il progetto. Se continuerò ad allenare? Non si sa ancora niente. Non posso negare che mi piacerebbe – argomenta il flanker – perché il Rugby Reggio mi ha dato piena fiducia in questi ultimi anni e mi ha fatto sentire come in famiglia. E' per quello che questa settimana l'ho vissuta con tanta ansia, in tensione – si confessa Willy – perché mi sento di giocare per una famiglia. Finire così, con un’impresa sportiva, è troppo, troppo bello. Una dedica? Non saprei, mi sento di dedicare questa promozione a tutta la società del Rugby Reggio. Al presidente Giorgio Bergonzi, a tutto lo staff tecnico, l'allenatore, il fisioterapista, il dottore, la mia famiglia che mi è stata tanto vicino in questi anni. E tutti i miei compagni. Senza dimenticare la mia Under 14, che è venuta a tifare la squadra e a sostenerci allo stadio. Questa vittoria è per tutti loro. Non mi aspettavo tutta questa gente, è tutto bellissimo». (tego)
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