Garaffoni, il diesse-pugile «Che bello salire sul ring»
L’ex calciatore ed ora direttore sportivo della Correggese si dà alla boxe «È uno sport leale e corretto, ho disputato due incontri e li ho vinti entrambi»
CORREGGIO. Molti calciatori quando decidono di appendere gli scarpini al chiodo, iniziano un'altra vita sportiva. Qualcuno è diventato velista, molti si spostano sul ciclismo osul basket.
Mirko Garaffoni, 40 anni a settembre, direttore sportivo della Correggese, ha scelto il pugilato. Dopo una brillante carriera che l'ha visto dare i primi calci nelle giovanili della Cattolica Virtus di Firenze, passare all'Empoli poi in serie D alla Rondinella per poi girovagare nelle squadre di serie C. Nel passato di Garaffoni ci sono infatti le presenze con la maglia del Giulianova, L'Aquila, Massese, Grosseto fino ad arrivare lo scorso anno alla Maceratese.
Ingaggiato come centrale difensivo dalla Correggese ha svolto la preparazione come giocatore ma ha iniziato la stagione come direttore sportivo.
«E’ un passo che prima o poi avrei fatto – spiega – E quando si è presentata l'occasione ho deciso che era giunto il momento di ritirarmi. Il ruolo di direttore sportivo mi era sempre piaciuto, l’ ho accettato».
Da calciatore a pugile è un percorso un po' strano.
«Il pugilato mi ha sempre affascinato e incuriosito per cui quando mi sono ritrovato "fuori" dallo spogliatoio ho cercato di tenermi impegnato ed in forma. Non sono di Correggio, qui non ho tante amicizie e quando ho visto che l'Accademia del Pugilato di Modena organizzava delle riunioni, sono andato a vedere di persona».
Com'è stato l'impatto?
«Positivo. All’atto pratico la boxe è uno sport molto più leale e corretto di quanto si possa pensare visto che ci si scambiano dei pugni ma lo si fa con un certo criterio».
E passare da uno sport di squadra ad uno individuale?
«Sono due realtà molto diverse. In uno sport di squadra puoi sempre chiedere aiuto al tuo compagno. In uno individuale ci sei solo tu e puoi fare affidamento solo sulle tue capacità».
Cosa si prova sul ring?
«E' un'emozione diversa da quella di scendere su un campo da calcio ma comunque difficile perché sul ring si è soli con se stessi. All'interno del quadrato salgono le nostre paure, le nostre incertezze ma anche le nostre sicurezze e non è facile come si pensa salirci».
Ha disputato incontri e ne ha altri in programma?
«Sì ne ho disputati due e li ho vinti entrambi. Al momento sono concentrato sul lavoro e non ho molto tempo da dedicare al pugilato».
Vorrebbe continuare?
«Nei ritagli di tempo invece di poltrire sul divano, credo proprio che andrò ad allenarmi. Quando esco dall'allenamento sono rilassato e soddisfatto di quello che ho fatto ma non ho intenzione di portarlo avanti come sport vero e proprio. E' stato uno sfizio e una sfida con me stesso quella di provare questo sport ma vorrei concentrarmi sul calcio e su quello che vorrei portare avanti».
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