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Grissin Bon, resisti fino a toccare il cielo

di Linda Pigozzi
Grissin Bon, resisti fino a toccare il cielo

Alle 20.45 la sfida con Avellino vale la finale, test per Vova

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INVIATA AD AVELLINO. Resistere. Resistere. Resistere. Dalla palla a due, sino all’ultimissimo secondo di gara 7, la sfida decisiva, quella senza appello, della combattutissima serie fra Grissin Bon e Avellino. Chiaro il messaggio che, nella seduta di allenamento di ieri, il coach Max Menetti ha trasmesso ai suoi che dalle 20.45 di stasera cercheranno di strappare all’ostinata Sidigas l’accesso alla finale scudetto con l’EA7 Milano.

Portata la serie sul 3 pari, Avellino sbarca stasera sulle tavole del pala Bigi con la voglia di far saltare il fattore campo, sempre religiosamente rispettato in una serie ad alta tensione. Fra polemiche e recriminazioni, la semifinale s’è giocata infatti anche fuori dal rettangolo di gioco. Sputi, insulti, uova lanciate, atmosfere elettriche...non è mancato davvero nulla a due squadre che si fanno reciprocamente “visita” scortate dalla polizia.

Sarà immune da tutto questo, gara 7? La sfida del non ritorno, già avvelenata alla vigilia, sarà solo basket ed emozioni? Di certo in città, nelle ore che precedono il match decisivo, in tanti stanno rigirando nervosamente i i numeri della serie che, nero su bianco, mostrano come Reggio sin qui abbia tirato 80 liberi e Avellino 135. Ma certo è pure lo sforzo compiuto dallo staff reggiano di tenere il più possibile la squadra lontano dal clamore e dalle polemiche.

«Eravamo già dentro gara 7 nel momento in cui siamo scesi alla stazione Mediopadana di ritorno da Avellino e siamo stati accolti da 200 persone, non solo i tifosi della curva - ha rivelato ieri il tecnico Max Menetti -. La loro presenza ci ha dato una scossa, ci ha trasmesso una grandissima fiducia e ci ha dato la consapevolezza di quello che abbiamo costruito in questi anni e naturalmente in questa stagione».

E proprio chiudendo la regular season due punti avanti alla Sidigas che Kaukenas e soci si sono conquistati la partita decisiva davanti alla propria gente.

«Ci siamo conquistati l’ultima gara della serie in casa in trenta gare di campionato e vogliamo fare una partita come abbiamo fatto durante l’anno. Cioè con la voglia e la determinazione di dare il meglio di noi stessi, ma sapendo che ci sarà da soffrire. Questo è il messaggio che deve passare. Abbiamo grande tranquillità ma anche la consapevolezza che, per come è stata la serie, ci saranno momenti in cui dovremo restare piegati sul manubrio e soffrire come delle bestie fino all’ultimo secondo. Questo è quello che ho chiesto ai ragazzi: resistere e fare un extrasforzo per arrivare a quella che sarebbe la seconda finale della nostra storia».

Alla finalissima spingono forte per arrivare entrambe le battagliere contendenti, due squadre che si conoscono alla perfezione e i cui tecnici in ogni gara hanno mosso con perizia le pedine sullo scacchiere. Stasera, però, potrebbe entrare in gioco un elemento “nuovo” che potrebbe andare a sparigliare le carte a livello tecnico, con buona pace dello stratega avellinese Sacripanti.

Non c’è certezza, ma la speranza di rivedere in campo Vladimir Veremeenko è stata coltivata con malcelato ottimismo nella lunga domenica di vigilia al match decisivo.

Ieri il centro bielorusso, fermato in gara 1 da un infortunio a un piede, ha effettuato un test atletico durante la seduta di defaticamento svolta dal team al rientro in città, reggendo benone lo sforzo.

Stamattina ne effettuerà un altro e solo in quel momento, si deciderà se metterlo a referto. In tal caso, fuori resterebbe Golubovic, pure pimpante sabato sera ad Avellino.

Nel big match che vale un sogno non giocherà invece Stefano Gentile, uscito di scena nella prima parte di gara 6, causa un forte dolore muscolare a un polpaccio. Stamattina sarà sottoposto a esami specialistici che chiariranno l’entità del problema. Max Menetti ha deciso di portarlo comunque in panchina stasera, per non scalfire lo spirito di un gruppo chiamato a una durissima prova di resistenza fisica e mentale per arrivare, di nuovo, a toccare il cielo.

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