Ecco pregi e limiti di Reggio e Milano
Grissin Bon macchina da guerra, Ea7 impressionante al tiro
REGGIO EMILIA. Una squadra cresciuta insieme durante l'anno, pur fra alti e bassi, contro una formazione di grande fisico e grande qualità che però deve ancora trovare la sua vera dimensione. I numeri di Reggio Emilia e di Milano nei play off raccontano di gruppi arrivati in maniera molto diversa al grande ballo, due contendenti dalle caratteristiche ben definite e molto lontane fra loro.
La Grissin Bon, pur con le sofferenze contro Avellino, si conferma una notevole macchina offensiva, che in 10 gare ha prodotto 80.5 punti di media, farciti da 17.3 assist a partita: ogni match, una quarantina di punti arriva da assistenze dirette dei compagni, un segnale che non può che fare piacere allo staff tecnico biancorosso. Altra peculiarità reggiana è la pericolosità diffusa. Ben quattro atleti sono in doppia cifra di media nei play off: Aradori, Polonara, Kaukenas e Della Valle, senza contare i due lunghi Lavrinovic e Veremeenko poco distanti.
Lavrinovic ne segna 8.1 ma nelle prime sfide con Sassari era oggettivamente in condizioni fisiche precarie, e Veremeenko ha potuto disputare solo quattro gare, ma farcite da 8.8 punti di media.
La Grissin Bon è una squadra di velocisti e di esterni di talento, e ha forse l'unico vero professore rimasto di post basso in Italia, Darjus Lavrinovic.
Il risultato è un'eccellente percentuale al tiro da 2 punti, il 58.5% su ben 37.1 tiri tentati per partita. Una cifra figlia della bravura biancorossa in contropiede e nelle giocate vicino al ferro degli esterni: Kaukenas, Aradori, Della Valle sono molto efficaci in acrobazia, e al conto va aggiunta l'esplosività di Polonara, la classe di Lavrinovic e la mano educata di Golubovic in post.
E sebbene Reggio rimanga una formazione principalmente perimetrale, ha giocatori che sanno conquistarsi falli in area. I maestri si chiamano Aradori e Kaukenas, 3.7 falli subiti a testa ogni match.
Milano, dal canto suo, non ha offerto un attacco scintillante, nonostante l'enorme potenziale disponibile. Va detto che ha avuto il miglior attaccante, Gentile, limitato dall’infortunio alla mano, e le rotazioni forzate fra gli stranieri hanno sempre lasciato fuori un attaccante di vaglia, o Sanders o McLean. Con il rientro di Cinciarini, le due ali Usa potrebbero invece essere sempre presenti. Sinora, comunque, Repesa ha cavalcato le rotazioni più lunghe e lo strapotere fisico e atletico per imporre la legge dell'Olimpia.
Milano tira giù 39.3 rimbalzi di media, quasi 10 in più di Reggio, e in 9 gare disputate ha concesso agli avversari solo 72 punti subiti. E solo Venezia, in due sole occasioni, ha superato quota 80 punti contro l’EA7.
La fluidità offensiva ancora manca, ma di sicuro la tenuta dietro è già bella solida, senza contare che la presenza di esterni di grande atletismo come Cerella e Jenkins, oltre a Cinciarini e Kalnietis, permette a Repesa di pressare con forza e grinta sui portatori di palla avversari senza grossi patemi di falli.
La Grissin Bon vive dell’energia delle sue guardie, Kaukenas rimane di un altro pianeta ma a 39 anni potrebbe soffrire una serie contro mastini muscolosi e dinamici. Un altro vantaggio che la taglia regala all'Olimpia si nota bene nei tiri liberi. Milano, nelle 9 sfide di play off giocate sino ad oggi, è andata in lunetta 178 volte, praticamente 20 tiri liberi a gara. Oltretutto segnati con l’81.5%, un ottimo dato. Da fuori la mira è ancora rivedibile, e quando l’EA7 è in difficoltà si rifugia negli assalti all’arma bianca, con Gentile, Sanders, Kalnietis e Batista.
Una menzione speciale va fatta per quel docente del gioco chiamato Kruno Simon, vero leader tecnico biancorosso. Il croato è abile ad andare vicino al ferro quando è marcato da guardie più leggere.
Una volta in post, sa concretizzare direttamente, con un ottimo 58.8% da 2 punti, sia quando va in lunetta: il croato tira 2.9 liberi a gara con un impressionante 96.2%.
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