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Tondo saluta il suo Conad «Vado in A1, lo sognavo»

di Francesca Manini
Tondo saluta il suo Conad «Vado in A1, lo sognavo»

Volley: il centrale fa la valigia dopo cinque anni intensi vissuti in giallorosso «È come andare via di casa ma l’occasione che mi offre Milano è grande»

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REGGIO EMILIA. E’ con un “grazie” colmo di emozione che, dopo cinque appassionati anni, il centrale Alessandro Tondo lascia la Conad Reggio per tentare l’avventura in Superlega con la Revivre Milano. «Ringrazio la società che mi ha fatto crescere, i tifosi che mi hanno sostenuto, Erio Zafferri e Lorenzo Cavallini che hanno creduto in me fin dalla serie C e questa fantastica città che mi ha subito fatto sentire a casa» – dice il 25enne leccese che da Calerno era balzato subito in A2 nella stagione 2011-2012 per diventarne poi una colonna portante, protagonista fino alle semifinali dei play-off dell’aprile scorso.

Con la nuova stagione si apre così un nuovo capitolo per tutti, per Tondo con il passaggio alla Revivre e per il Volley Tricolore che ha stretto la collaborazione con il Volley Modena per curarne i giovani talenti salutando il coach Luca Cantagalli e stringendo la mano, ma manca ancora l’ufficialità, all’ex Giorgio Barbareschi come nuovo direttore sportivo. Lo stato d’animo di Tondo è quello, tra l’elettrizzato e il commosso, di chi lascia il nido Tricolore spiccando il volo verso la massima serie.

Tondo a Milano: cosa l'ha convinta?

«Prima di tutto l’ambizione, arrivare a giocare in A1 è sempre stato il mio sogno. Mi ero ripromesso che dopo la laurea (conseguita ad aprile in Fisioterapia, ndr) avrei lottato per realizzarlo e così eccomi qui. La proposta di Milano era arrivata anche lo scorso anno e il fatto che mi stiano dando nuovamente fiducia mi lusinga».

E’ un salto importante: sarà titolare?

«Dai discorsi che abbiamo fatto il posto in campo dovrebbe esserci ma è tutto da conquistare. Non mi monto la testa, anzi: sono consapevole di essere un buon centrale in tutti i fondamentali per l’A2 ma per la Superlega non basta, dovrò lavorare moltissimo».

Il che spaventa o motiva?

«Motiva moltissimo, anche se confesso di essere emozionato proprio come quando stavo per esordire in A2. E’ quella sana tensione che ti sprona a dare il meglio».

Lasciare Reggio dopo cinque anni com'è?

«E’ come andare di nuovo via da casa, con i miei fratelli vicino e tanti nuovi amici. Sono stato davvero bene a Reggio, ora spero di essere abbastanza maturo da rimettermi in gioco a pieno. Sono molto felice, sento che è il momento giusto per provarci anche se vado via con il rammarico di non aver regalato alla città niente di più concreto della promozione dalla B1: chiudere con una storica promozione in A1 sarebbe stato il massimo».

La società cos'ha detto della sua decisione?

«Erano molto dispiaciuti perché nei loro piani c'era la mi riconferma ma poi hanno compreso la mia volontà».

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