Il tifoso-collezionista ridisegna Villa Granata
Cingi (possessore di 100 maglie granata) tira fuori dal cassetto la tesi sull’area che Piazza acquisterà
REGGIO EMILIA. Quando c’è di mezzo la passione per la Reggiana, al cuore spesso non si comanda. Marco Cingi è un giovane architetto 31enne, vive in città, lavora alla Fondazione Reggio Children, da sei anni dedica il suo tempo libero a fare il dirigente accompagnatore delle formazioni giovanili granata. C’è però molto altro: da ultras colleziona maglie della stessa Reggiana, ne ha oltre cento, la più datata (1970) è di Galletti, quella più sudata e ambita la indossava Arati. «La presi al volo quando la squadra si salvò nello spareggio drammatico di Cuneo. Fu una doppia gioia». La storia di questo professionista è però oggi di estrema attualità, perché quando si è laureato all’Università di Parma ha discusso una tesi speciale sulla riqualificazione dei fabbricati e dei campi Csi, esattamente quello che ha intenzione di fare nel futuro Mike Piazza. E proprio da questo studio di fattibilità che si possono trarre indicazioni interessanti, partendo da una considerazione storica. Nel 1800, quando la città era ancora dentro le mura, nella zona di Santa Croce esisteva tanta campagna con due soli grandi casolari, Villa Couniet, risalente addirittura al 1700, e la cosiddetta Villa Granata, costruita intorno al 1950, come casa di villeggiatura. Questa costruzione è vincolata dalla sovrintendenza, ha una superficie calpestabile di circa 400 metri quadrati, suddivisi in tre piani. Dovendola riportare all’antico splendore con le attuali normative, anche sismiche, Cingi stima un costo di 500-600 mila euro, a seconda del tipo di rifiniture, con o senza materiali d’epoca. Le stanze sono una decina, possono ospitare 20 persone, al piano terra c’è la cucina, una vasta sala da pranzo, un luogo per riunioni, altri locali per i più svariati servizi. L’edificio ex colonico dove oggi c’è la sede, è del 1930, ha un vincolo comunale, essendo tra quelli qualificati a porta morta. Non abbisogna di tanti interventi, per renderlo più funzionale è prevedibile comunque investirci almeno 50 mila euro. Diventa invece interessante il fabbricato colonico dove sono stati ricavati da ex garage, nel 1960, gli spogliatoi del settore giovanile e i locali in uso al responsabile dei campi, Flaviano Camellini. A noi risulta che le norme tecniche del comune di Reggio prevedono un premio di cubatura del 20% se si metterà mano all’intera area con un unico progetto di insieme. Villa Granata da diritto ad un bonus di 100 metri quadri, la sede ne realizza altri 100, lo stesso stabile da abbattere produce altri 70-80 metri. Sono circa 300 metri edificabili che non sono trascurabili, per una ristrutturazione così impegnativa. Questo permetterebbe di portare a circa 800 metri calpestatili il nuovo edificio con sotto spogliatoi, sale riunioni, studio medico, spazi per la rieducazione. Sopra sarebbero ricavabili diverse stanze per uso foresteria. Costo stimato 700 mila euro circa, portando cosi l’esborso complessivo ad un milione e 300 mila euro. Un campo in sintetico e poi nell’ordine delle cose, spesa aggiuntiva di 400 mila euro. Resta da rimettere in sesto la piccola dependance dove abitava Pippo Marchioro. Sono circa 50 metri quadri, con un vincolo storico, che possono servire per sistemarvi un domani un custode del centro sportivo. «Per fare diventare un brand il marchio Reggiana - suggerisce Marco Cingi - occorre necessariamente ridefinire l’accesso alla sede, sistemando il parcheggio che adesso è troppo caotico. Ci vuole visibilità e qualche accattivante segno architettonico». Prima però occorrerà passare dalla Diocesi con un robusto assegno per definire l’acquisto della struttura.
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