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Luciano Prandi, il re dei fischietti si racconta

di Primo Bertani
Luciano Prandi, il re dei fischietti si racconta

Ha diretto sette finali della manifestazione montana: «Quella volta che mi tirarono le mele...»

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REGGIO EMILIA. Il Torneo della Montagna ci ha regalato personaggi e figure spesso ai confini della leggenda, che sono entrati di diritto nella storia di questa manifestazione.

Uno di loro è sicuramente Luciano Prandi, l’arbitro degli arbitri, per decenni incoronato assieme a Giulio Sezzi, scomparso da tempo, come il re dei fischietti. Di Prandi colpivano l’abbronzatura perenne, la corsa felpata e felinesca, la sua gestualità e le sue movenze, che avevano tanto della teatralità. Arbitrava e pensava a come rapire l’applauso del pubblico e della critica. Ogni estate era il mattatore che prendeva la scena. Anche negli errori era geniale a mescolare le carte.

Oggi Luciano Prandi ha 80 anni, ha fatto un patto con il diavolo ed è ancora un concentrato di energia. Ha diretto in carriera qualcosa come 2500 partite, sette finali del Torneo della Montagna, era di casa nei tornei notturni di Castelnuovo Monti, Cavola e Corneto.

«Ho cominciato ad arbitrare nel 1961 assieme a Giulio Sezzi, mio grande maestro -racconta-. In quel periodo e per molti anni a venire, dirigevo anche tre o quattro volte alla settimana, perché il gruppo arbitrale era molto ristretto».

La prima partita Prandi l’ha fischiata a Boretto, la sua ultima risale al Torneo della Montagna del 1991. Oggi è ancora sui campi da semplice appassionato. «In questi giorni sono in ferie, però ho già visto Vetto-Carpineti. Sono stato ricevuto dai tifosi in modo stupendo». Tra i ricordi di tante battaglie Prandi rivive un episodio che si collega proprio alla partita della finale 1991 tra Cerredolo e Cervarezza. «Il tasso tecnico era tutto a favore del Cerredolo, vinse però il Cervarezza. In quella partita successe di tutto- spiega come fosse ieri-. Rigore a favore del Cerredolo, parato il tiro di Guidetti, così si andò ai supplementari e ai successivi tiri dal dischetto. Il buon Guidetti, visto che allora poteva calciare anche solo un giocatore, ne sbagliò clamorosamente altri due. Non era la sua giornata di grazia».

Prandi, quando si parla del Torneo della Montagna, è un fiume in piena. «Siamo nel 1975, arbitravo Vetto-Cola, finita 1-2. Il Vetto rivendicò un calcio di rigore che avrebbe fissato il punteggio forse sulla parità. Ci fu il finimondo, cacciai fuori due giocatori e tutta la panchina. A quel punto iniziò un fitto lancio di mele, visto che all’esterno del campo c’erano diverse piante con i frutti maturi. Nel giro di pochi minuti le mele avevano ricoperto tutto il campo di gioco. Arrivarono poi i carabinieri».

I ricordi riemergono, come un film che si riavvolge e riparte dall'inizio. «Ho nel cuore la mia prima finale diretta a Castelnuovo Monti, nel 1967, tra Roteglia e Regnano. Vinse il Regnano ai calci di rigore. Poi metto la finale del 1971, giocata sempre a Castelnuovo, tra Baiso e Castellarano. Finì 1 a 0 con rete di Veratti, davanti a 4000 spettatori".

Nell'almanacco di Prandi c'è una marea di giocatori e soprattutto di aneddoti. «Ho arbitrato in carriera due giovanissimi atleti, Gigi Bertolini, che è poi finito alla Reggiana e Giorgio Redeghieri. Tanti anni dopo esordì nel Parma e giocò in diverse squadre di serie A e B».

Tra i dirigenti conosciuti in 35 anni il pensiero è per una serie lunghissima di persone, alcune delle quali ancora oggi la fanno da protagonisti. «Se dovessi fare solo un nome sceglierei Italo Bonini, ha sempre fatto grossi sacrifici per la squadra e il suo paese. Per questo l'ho ammirato e apprezzato. Poi avrei una lista di cento nomi, a partire da Tarabelloni, Belli, Monelli, Corrado Barozzi, Guido Nasi, Rabotti, Leo Gaccioli, i giocatori Rino Incerti e Bolzoni. Solo il Montagna può produrre una serie di personaggi così carismatici e unici, penso anche a Pierino Ricci e a suo figlio Renzo, grandi sostenitori. Sopra a tutti metto Giuseppe Vaccari, che ha permesso che il Torneo arrivasse così in alto. Sarà sempre il nostro presidente a vita».

Il 30 dicembre scorso Luciano Prandi è stato chiamato da un gruppo di amici ad arbitrare una partita amatoriale. «Posso dire-commenta orgoglioso-che mi è rimasta ancora la mia famosa falcata. Ci tengo a ringraziare il meraviglioso pubblico del Torneo della Montagna che mi ha sempre sostenuto».

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