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«Ci riprenderemo l’Europa lottando sul campo»

di Linda Pigozzi
«Ci riprenderemo l’Europa lottando sul campo»

Max Menetti, tecnico della Grissin Bon: «Non vogliamo smettere di crescere»

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REGGIO EMILIA. Crescere. Lo ripete un’infinità di volte, il tecnico della Grissin Bon Max Menetti. Perché crescere è quello che il coach vuole continuare a fare, anche se le carte in tavola sono cambiate e il nuovo team non potrà confrontarsi con un campionato europeo di alto livello.

«Molto del nostro progetto, quello che avevamo in mente, sarebbe passato proprio da un’Eurocup a 24 squadre - ammette Menetti -. La partecipazione a una coppa di quel livello, garantita per tre stagioni, avrebbe senza dubbio alzato il livello della nostra società. Non è stato possibile prendervi parte e la società, in modo molto coerente, ha deciso di rinunciare a qualsiasi coppa. Questo ci ha di fatto portato a fare ragionamenti diversi, a fermarci un attimo e a riprogrammare la nostra stagione».

Cosa cambierà?

«Non disputare una coppa europea ci consentirà di lavorare un’intera settimana per preparare la partita della domenica e dovremo abituarci e sfruttare al meglio questa nuova situazione».

Che idea di squadra avete in mente?

«Non dovremo scimmiottare la squadra dell’anno scorso. Ci vorrà pazienza perché non chiuderemo il nuovo team in tempi rapidi. Dovremo avere tutti pazienza, perché sappiamo che ripetersi non è mai facile e migliorarci rispetto alla scorsa stagione, la migliore di sempre della storia della Pallacanestro Reggiana, è davvero difficilissimo. Ora siamo alle prese con un cambio generazionale. Rimas Kaukenas, il leader del team, ha detto addio al basket. Per noi è stato un giocatore importantissimo. Sostituirlo? Non è possibile perché lui è insostituibile. Daremo invece grandi responsabilità ai nostri ragazzi. La crescita del nostro team passa dalla loro crescita».

Fiducia quindi al nutrito gruppo di italiani?

«Stefano Gentile avrà un ruolo a tutto tondo, importante per noi. Pietro Aradori avrà grandi responsabilità, così come Andrea De Nicolao, un giocatore cresciuto molto nell’ultima stagione e che può crescere ulteriormente. Della Valle? C’è tanta fiducia in lui, così come in tutto il gruppo che sarà integrato Derek Needham».

Quando arriverà la firma del play americano?

«L’aspettiamo a ore. E’ un giocatore che ci ha convinto e che posso assicurare ancora non abbiamo visto del tutto».

Sotto canestro si cambierà tantissimo.

«Non è possibile trovare doppioni di giocatori come Lavrinovic e Veremeenko. Non esiste nessuno che abbia l’esperienza e che possa passare la palla come Darjus, né esiste un giocatore con la durezza di Vova che non giochi in una top di alto livello europea se non in NBA. Ne prendiamo atto e da questa consapevolezza partiremo per operare una scelta filosofica diversa».

Per ora a Polonara avete aggiunto Cervi, cavallo di ritorno dopo una buonissima stagione ad Avellino...

«Ci aspettiamo tanto da Riccardo, così come da Achille cui chiederemo di compiere un altro passo in avanti. A loro aggiungeremo un rimbalzista, molto atletico più un altro lungo con caratteristiche diverse. Che abbia cioè un certo trattatamento di palla. Nomi? Troppo presto. Ho già detto che ci sarà da avere pazienza. Americani? Non ci interessa la nazionalità o l’etnia. Vogliamo giocatori con certe caratteristiche e una certa mentalità. Cercheremo il più possibile lunghi che ci possano dare ciò che vogliamo. Anche che facciano una pallacanestro anche un po’ meno intelligente rispetto a quella che abbiamo giocato nelle ultime stagioni ma ugualmente efficace».

Nel frattempo avete inserito Arturs Strautins, l’ennesimo pro uscito dal settore giovanile biancorosso.

«Metteremo questo ragazzo non ancora 18enne, ma che ormai tutti conoscono bene e in cui crediamo tanto, a fianco a quattro esterni che ai nostri ragazzi che gli daranno una grande spinta per crescere».

Non si nasconda: qual è il reale obiettivo della stagione?

«Voglio arrivare alla Supercoppa con una bella squadra pimpante. Una squadra costruita con logica e pazienza. Poi spero finalmente di poter giocarmi la Coppa Italia con un team in condizioni migliori rispetto a quelli che ho messo in campo in questa manifestazione negli ultimi anni. Il campionato? Abbiamo tutti la consapevolezza che, come detto, migliorarsi è veramente difficilissimo. In ogni caso vogliamo entrare nei playoff con una squadra cresciuta rispetto a quella che inizierà la stagione e quindi giocarcela, arrivando a riprenderci l’Europa».

Ci riproverete, dunque?

«Riproveremo a conquistarci un’altra annata europea di alto livello. Se oggi, in città, tutti rimpiangono la coppa e c’è frustrazione per il fatto di non disputarla, vuol dire che abbiamo creato una mentalità europea nel pubblico, quando per anni le coppe erano viste come una perdita di tempo, una distrazione dal campionato».

Se le regole non fossero mutate, arrivando in finale con Milano vi sareste invece conquistati il pass per l'Eurolega. C’è rabbia per questo?

«E’ vero, ma le cose sono cambiate. Riguardo all’Eurocup, la società ha fatto tutti i passi che doveva fare, poi ha compiuto la scelta che era necessario prendere. Non muore nessuno se per una stagione non disputeremo una coppa. Riprogrammeremo il nostro lavoro, pianificheremo la settimana in modo differente e lavoreremo per crescere, migliorare e centrare gli obiettivi che ci siamo posti. Noi non smetteremo di crescere. Lo faremo in un modo diverso, attraverso cose diverse. Ci inventeremo cose nuove già in fase di costruzione della squadra».

Per fare innamorare di nuovo il pubblico...

«Intanto Reggio ritrova un reggiano, Riccardo Cervi, e questo è importante. Per il resto la grande empatia che s’è formata negli ultimi anni sarà ancora presente. La base della nuova squadra c’è già e il pubblico la conosce benissimo. Partiamo da qui, pensando a migliorarci ancora».

E’ dura voltar pagina in un modo più netto rispetto al passato, dopo ben due finali scudetto perse?

«Se un coach prende una finale scudetto come una delusione, è meglio che lasci stare. Ho avuto delusioni dal minibasket in poi. Confesso che finita questa stagione con la sconfitta in gara 6 con l’EA7, mi è pesata di più la sconfitta dell’anno precedente con Sassari. Ho vissuto le due finali scudetto come il momento più bello della mia carriera, assieme alla vittoria della Supercoppa e a quella dell'Eurochallenge».

L’ottimismo non lo perde proprio mai...

«La crescita non passa solo dagli up, ma anche dalle difficoltà. Anche solo da un allenamento che non è girato come avrebbe dovuto. Per crescere ora dobbiamo passare da strade diverse per arrivare allo stesso obiettivo».

Milano sta allestendo uno squadrone, la corsa sarà soltanto per il secondo posto?

«L’Olimpia rimane dentro l’Eurolega e ciò implica anche un ritorno economico di un certo tipo che consente allo staff milanese di poter allargare ulteriormente la base su cui investire. Ciononostante anche Milano dovrà sudarsela. L’ha fatto anche nell'ultima stagione in cui ha vinto lo scudetto solo a gara 6. Sudando parecchio, lasciatemelo dire...».

Avete disegnato un modello che altri ora stanno seguendo, la stessa Milano lo sta facendo. Ne siete orgogliosi?

«Tante panchine sono rimaste le stesse, segno che il principio della continuità che il patron Landi predica da anni è giustissimo. Vediamo poi un europeizzazione delle squadre e perfino Milano si sta italinizzando. Abbiamo tracciato un percorso vincente che altri stanno oggi provando a seguire e questo non farà che alzare il livello del campionato».

A livello personale cosa si ripromette per i prossimi mesi?

«Studierò. Quest’estate e durante la stagione. Prossimamente farò visita a Eusebio Di Francesco, l'allenatore del Sassuolo, per studiare il modus operandi di un grande professionista del calcio. Poi, grazie a Mapei Sport, andrò a vedere all'opera Massimiliano Allegri, il tecnico della Juventus. E non certo perché sono juventino (ride, ndr), ma perché è importantissimo vedere i colleghi di alto livello, anche se di un altro sport, al lavoro. E fondamentale per crescere».

Non smettere di crescere, appunto.

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