Quando anche il parroco partecipava alla partita
REGGIO EMILIA. L'incredibile storia del Torneo della Montagna inizia dai dirigenti. Tanti, di diverse epoche, tutti hanno contribuito ad un' avventura senza tempo. Alvano Zannoni, per tutti Elvio, è...
REGGIO EMILIA. L'incredibile storia del Torneo della Montagna inizia dai dirigenti. Tanti, di diverse epoche, tutti hanno contribuito ad un' avventura senza tempo.
Alvano Zannoni, per tutti Elvio, è un veterano della manifestazione. Vi ha debuttato nel 1975 ed è stato sulla scena fino a tre anni fa, conducendo per mano squadre come San Pietro, Campolungo, Casale e Real Bismantova.
«I paesi hanno voglia di mettersi ancora in gara – assicura – il Montagna è un'attrazione per i giovani, sollecitati dal campanilismo. Il pubblico risponde sempre, lo vedo in crescita e questo è la molla che spinge a migliorarsi. Quando una squadra va male, l'abitudine è ancora quella di dare la colpa agli organizzatori, si fanno scenari e previsioni regolarmente smentiti dai fatti-aggiunge Zannoni-. Tutti l'anno dopo sono ai loro posti, perché non c'è niente di più bello di questo torneo».
Vittorio Rabotti è un altro dei dirigenti di lungo corso, sulla plancia di comando del Leguigno dal 1985. «Il successo c'è perché il torneo è un avvenimento che va oltre lo sport, sprona conoscenze, amicizie, sane rivalità».
Italo Bonini allestisce con il San Giovanni di Querciola squadre da trent'anni. «C'è interesse, c'è partecipazione, i piccoli paesi vivono d'estate con questa manifestazione che ha tanto seguito sulla stampa. Io ho sempre partecipato con lo stesso spirito, anche quando sapevo che avremmo fatto zero punti. Spesso ci lamentiamo, ma poi non vediamo l'ora di ripartire».
Ivano Pioppi del Vettus è un totem, uno dei decani che pensa positivo. Dal 1971 inizia come giocatore, dal 1981 diventa dirigente.«Il torneo è molto sentito, c'è un grande ritorno di interesse da parte dei tifosi, molti vengono appositamente dalla città, mangiano, vedono le partite, si divertono. Uno svago preferito da tante famiglie. Bisogna dare atto al Csi che ci ha saputo fare, da fuori vengono giocatori sempre più importanti, intravvedo grande voglia e sostegno in molti paesi. E gli sponsor, nonostante la crisi, sono ancora sensibili per questa idea di calcio».
Matteo Bimbi, alfiere del Cervarezza, ha fatto il Montagna da ragazzino e da 23 anni è uno degli organizzatori del club. «Siamo con il Villa Minozzo, l'unica realtà del crinale, occorrerebbe recuperare qualche altra società della zona. Ma il Montagna è comunque un modello vincente».
La forza del Torneo è che il regolamento è proposto e votato a maggioranza dagli stessi dirigenti delle società. «Questo coinvolgimento è il sale della manifestazione – spiega Giuseppe Vaccari – gli altri punti di forza sono il sano campanilismo, il numero dei giocatori locali sempre superiore agli esterni che tiene unite le persone dei paesi, il grande seguito che la manifestazione ha nei mass-media».
Cesare Bellesia, dallo scorso aprile è il nuovo presidente del Csi. «Il Montagna è come un grande piatto, ti piace il contenuto, ma è un segreto quello che c'è dentro. Credo ci sia in tutti una grande passione di fondo, abbiamo dirigenti che meritano tanto di cappello, perché hanno sempre la forza di ripetersi. Sono loro i veri protagonisti».
Le fortune del torneo si identificano anche i tanti altri volti come Romano Pedrazzoli, Vittorio Romei, Ireneo Torcianti, Giulio Sezzi, Umberto Merli, Mario Curti, Otello Antoniani, Arturo Borghi, Guido Nasi e ancora Zanetti del Marola e Boccedi di Baiso. (p.b.)
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