Gazzetta di Reggio

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Una scuola di vita travestita da Torneo

di Primo Bertani
Una scuola di vita travestita da Torneo

Cervarezza-Carpineti chiuderà la 65^ edIzione di una kermesse che è festa, campanile, agonismo e divertimento

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REGGIO EMILIA. La storia parla da sola. In 65 anni la globalizzazione ha cambiato letteralmente il mondo, ma non l’essenza e lo spirito del Torneo della Montagna.Una vicenda tutta made in Reggio. Questa manifestazione è entrata, come pochi altri casi in Italia, nel tessuto e nella tradizione di una comunità.

Un successo senza tempo che gelosamente già appartiene ad intere generazioni, un patrimonio da custodire che il Centro Sportivo Italiano della nostra città tiene saldamente in vita come una antica tradizione.

Tabellini, ritratti, pennellate di ricordi, gol, curiosità, polemiche, aneddoti, avventure, arbitri contestati, caratteri, umori: c’è di tutto dentro a questa sfida eterna dei tanti campanili dove tifo, passione, folclore e rivalità sono gli ingredienti insostituibili.

I PIONIERI. Un’avventura iniziata nel 1948 per merito di Angelo Burani, don Pietro Iotti – unico ancora in vita e fresco di settantesimo di sacerdozio – qualche appassionato come Regolo Ferretti e Ivo Rinaldi, la benedizione di autorevoli figure imprenditoriali del dopoguerra, pionieri del calibro Rainero Lombardini e Alberto Gallinari; a quei tempi presidente del Csi reggiano.

Per tre anni – e cioè nelle edizioni del 1951, 1952 e 1953 – il torneo si chiamò Dell’Avvenire e per questo le vincitrici non sono mai entrate nell’albo d’oro.

Come non ricordare quando la quasi totalità delle squadre si identificava con pochi cognomi: Barozzi a Baiso, Rinaldi a Casina, Bacci a Ligonchio, Canovi a Villaminozzo, Gazzotti a Toano. In una formazione La Volta di Saltino giocarono dieci giocatori che si chiamavano Mediani, solo il portiere faceva eccezione perché nessuno era adatto a quel ruolo.

Nel Corneto, addirittura, gli Ibatici arrivarono a giocare in sette contemporaneamente, la congrega dei Razzoli si spese per il Minozzo, a San Giovanni di Querciola c’è la dinastia dei Bonini.

GIOCAVANO... DA DIO. Per anni una prerogativa era che anche i parroci che avevano dimestichezza con il calcio difendessero i colori del loro paese.

Ricordiamo in pantaloncini corti don Piero Medici con il San Cassiano, don Gianfranco Gazzotti con il Toano, don Pietro Pattaccini con il Pecorile, a La Vecchia si esibiva don Giorgio Valcavi e ancora don Graziano Gigli. Nel Bismantova a lungo giocò il senatore Fausto Giovanelli, uno dei più noti a tenere alta la bandiera dei politici.

Un ruolo di primo piano al timone del torneo l’hanno avuto don Giorgio Gualtieri e Lino Lasagni: il primo consulente ecclesiastico, l’altro segretario di lungo corso del comitato. Don Gualtieri ha ispirato tanti giovani, formato classi dirigenti, aperto a nuove visioni. Era anche un buon giornalista e proprio sul torneo della Montagna ha scritto tanti articolI, soprattutto sul settimanale Sports.

UNA MISSIONE. Chi ha speso mezzo secolo della sua vita in cause nobili, anche per far quadrare il cerchio del Torneo della Montagna, è Giuseppe Vaccari: la bussola, l’uomo che ha sempre interpretato gli scenari, acuto e coerente, per questo è stato capace di cambiare ed evolvere, portando il Csi reggianoal record di 50mila tesserati. La sua forza sta in un paradosso: «Il Csi è una grande famiglia, c’è chi va e chi viene, però tutti hanno in comune un impegno, domani devono fare meglio di oggi».

SUPER ALLIEVO. Nello stesso solco tracciato da Vaccari, da dieci anni, si muove Cesare Bellesia, l’allievo cresciuto... allenandosi al futuro, uno che guarda al sodo, capace di aprire nuovi confini.

SUPER SPONSOR. Le grandi passioni vanno alimentate, l’ha capito anche Renzo Ricci, il patron di PoltroneSofà. Ricci è nativo di Ciano d’Enza, è cresciuto alla scuola di vita di don Giorgio Gualtieri: ogni anno mette in palio il trofeo dedicato al padre Pierino. E da questa edizione, come strategia d’attacco, offre 10.000 euro per il vincitore. Una iniezione di adrenalina per i dirigenti dei club, impegnati anche 7-8 mesi all’anno per allestire la squadra. Ci vorrebbe una operazione della memoria per cercare di capire e far capire, comprendere e contestualizzare quello che di grande rappresenta questo torneo, un fenomeno di cultura sportiva e di valorizzazione del territorio, un rito che si rinnova d’incanto ad ogni estate, un romanzo d’autore a cui manca sempre l’ultima puntata.

A Carpineti, il 24 e 25 settembre, si ritroveranno i vincitori del Torneo di 50 anni fa. C’è un legame che non è mai tramontato, tra i vari Rinaldi, Costoli, Bazzoli, Vender, Manenti, Pizzetti, Ferrari, Costoli, Ruozi e Raffaello Mazzacani, un altro dei ragazzacci di don Gualtieri, cresciuto a pane e sport che oggi ha il merito di coltivare i suoi insegnamenti e soprattutto portare avanti la sua memoria. La grandezza e le fortune del Montagna è che ci sono persone così, che per decenni sostengono un’idea e una fiaccola che trova sempre nuove mani. E’ la bellezza e la straordinarietà di un Torneo della che ha smarrito sinora una sola cosa: la carta di identità.

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