Mussini: "Non smetto di tifare Grissin Bon"
Il play reggiano è reduce dalla sua prima stagione a St.John's e dall'esperienza con la nazionale U20
REGGIO EMILIA. L’estate del talento reggiano Federico Mussini trascorre divisa tra Stati Uniti ed Europa. Il filo conduttore è la pallacanestro. Terminati gli allenamenti dell’ultima stagione a giugno inoltrato, il play reggiano è tornato nella città dove lo sport l’ha conosciuto e vissuto fino allo scorso anno. Finito un breve periodo di riposo a Reggio Emilia, è stato il momento di tornare sui banchi di scuola per ultimare gli esami e pianificare i corsi di studio per l’anno seguente. A metà luglio altro viaggio nel vecchio continente, dove ha preso parte agli Europei Under 20 in Finlandia conquistando il quinto posto.
In questi giorni Mussini sarà nuovamente in Italia per gli ultimi momenti di vacanza e il 29 agosto farà rientro a New York pronto per iniziare la stagione da Sophmore nel college basketball americano.
Conclusi anche gli impegni con la nazionale, il play reggiano può ora fare un bilancio complessivo dell’ultima annata cestistica proiettandosi nel futuro con la voglia di ottenere miglioramenti personali e di conquistare traguardi importanti con la maglia di St. John’s.
Come valuta la stagione appena archiviata?
«È una stagione da 6.5. Molte cose sono andate bene, ma in altre avrei voluto decisamente fare di più. In campionato la squadra non ha ottenuto risultati entusiasmanti, ma ho compiuto un importante percorso di crescita in campo. Con la maglia azzurra avrei assolutamente desiderato fare meglio nonostante sia stato un buon Europeo. È un bilancio positivo che mi fa guardare al futuro con grande fiducia».
In cosa ha ottenuto i miglioramenti più consistenti nel corso dell’ultima stagione?
«Sono cresciuto dal punto di vista fisico aumentando tra gli 8 e i 10 kg di peso; questo è un fattore di fondamentale importanza per un corpo strutturato come il mio. Ho preso consapevolezza delle mie capacità e questo mi ha dato una marcia in più mentalmente. Infine, ho svolto per tutta la stagione un lavoro intenso per migliorare le mie capacità di palleggio e noto di aver compiuto buoni passi avanti».
Come è stato tornare a contatto con la pallacanestro europea dopo la sua prima stagione americana?
«È stata una bellissima esperienza tornare a giocare con i ragazzi che fino a due stagioni fa ho incontrato come avversari sui campi italiani. Gli Europei sono stati per noi un buon campionato. Con un po’ di sfortuna, mettendoci anche del nostro, siamo finiti contro la Turchia che è una formazione davvero tosta. Se non avessimo incontrato quest’ostacolo anticipatamente, credo che avremmo potuto lottare fino in fondo per un posto sul podio. Dal punto di vista tecnico non ho incontrato una differenza così consistente. Anche con la maglia della nazionale ho affrontato play molto atletici e lunghi di stazza capaci di spostarsi lontano da canestro. Tra Europa e America ci sono alcune differenze che, però, non ho trovato così rilevanti».
In quale dei due modi di intendere la pallacanestro si riconosce di più?
«Quello che sto cercando di fare è imparare a identificarmi in entrambi. Sto apprendendo gli aspetti più importanti dell’uno e dell’altro per accrescere il mio bagaglio. Il lavoro fisico che svolgo è d’importanza fondamentale per il mio presente, ma lo è anche in ottica futura. Così come curare molti aspetti tecnici e situazioni tattiche è di mio interesse per diventare il miglior giocatore possibile, qualunque sia il tipo di pallacanestro con cui mi troverò a contatto».
Quali obiettivi si pone per la sua seconda stagione in America?
«Il traguardo da raggiungere è quello della qualificazione al torneo NCAA e con la squadra che avremo il prossimo anno potremo giocarci le nostre possibilità lottando. La Big East è composta da formazioni ben strutturate e molto fisiche, ma anche noi avremo le qualità necessarie per poter dire la nostra».
Da un punto di vista personale, invece?
«Voglio continuare il percorso che ho iniziato lo scorso anno. Sto lavorando nel modo giusto concentrandomi sia sull’aspetto tecnico sia atletico. Spero che la prossima stagione sia quella giusta per ottenere traguardi importanti come squadra, a partire dall’approdo al torneo conclusivo del mese di marzo fino ad arrivare più in alto possibile».
Quella che inizierà le prossime settimane potrebbe essere l’ultima stagione di là dall’Oceano per poi fare rientro in Europa?
«Non lo so. Continuo a guardare anno dopo anno e tutte le valutazioni sul futuro le farò in seguito. Vanno tenuti in considerazione molti fattori, ma ora mi concentro solo sull’affrontare al meglio la stagione alle porte».
Sta seguendo le notizie riguardanti il progetto sempre più italiano della Grissin Bon?
«Certo. Continuo a tenere d’occhio con grande interesse il mercato di tutta la serie A. L’EA7 Milano ha costruito come sempre una vera e propria corazzata, ma Reggio ha già dimostrato che con giocatori italiani si può fare benissimo e ne sono una garanzia le due finali scudetto consecutive appena ottenute. La Pallacanestro Reggiana si dimostra ancora un esempio da seguire ed è giusto continuare un progetto che permette di dare spazio e far crescere giocatori del nostro paese».
Quanto peserà non poter disputare una coppa europea?
«L’assenza dall’Eurocup è un grande peccato. Da giocatore che ha avuto esperienza di coppa in Europa e giocando più volte a settimane qui in America, riconosco quanto sia importante non limitare l’impegno sportivo a una volta a settimana. La Pallacanestro Reggiana ha fatto una scelta coerente e decisa, saprà fare un’ottima stagione».
Rimas Kaukenas ha dato l’addio al baket. Chi vede pronto a raccogliere la sua eredità?
«Eguagliare Rimas sicuramente non è facile… (ride, ndc). Tra i ragazzi che conosco, Amedeo Della Valle e Achille Polonara credo abbiano il carattere giusto per essere i trascinatori di questo gruppo. Pietro Aradori è un altro giocatore molto forte e di grande personalità. Sono una bellissima squadra e, se non emergerà un nuovo leader come capitano, sapranno come sempre contare sulla coesione del gruppo per raggiungere traguardi importanti».
E se le venisse chiesto di vestire ancora la maglia biancorossa?
«È sicuramente una possibilità che valuterei con un occhio di riguardo. A Reggio mi sono sempre trovato benissimo e poi è la mia città. Per il progetto che la società porta avanti e per il cuore che mi lega al posto, non potrei non tenerla in considerazione".
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