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Mister Ferrari, quando il nemico è alla porta... accanto

di Adriano Arati
Mister Ferrari, quando il nemico è alla porta... accanto

CARPINETI. «Vivo a Carpineti e alleno il Cervarezza. È una situazione curiosa». Il primo ad ammetterlo è proprio lui, Alessandro Ferrari, allenatore dei termali. Originario della zona di Succiso, a...

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CARPINETI. «Vivo a Carpineti e alleno il Cervarezza. È una situazione curiosa». Il primo ad ammetterlo è proprio lui, Alessandro Ferrari, allenatore dei termali. Originario della zona di Succiso, a Carpineti vive da diversi anni e oggi si troverà di fronte parecchi compaesani.

Vi siete già pizzicati in questi giorni?

«Mi sono sentito con Simone Spadacini, giocatore del Carpineti che in inverno ha giocato con me a Villa Minozzo. Ma quando inizia la partita poi l’amicizia per un po’ si interrompe».

Siete due sorprese, due squadre che da tempo non arrivavano così avanti.

«Di sicuro le motivazioni non mancano. Il Carpineti non andava in finale da 30 anni, ma anche il Cervarezza è assente da molto e le ultime finali giocate le ha perse, quindi siamo pari».

Ha già vinto il Montagna?

«No, sono arrivato al massimo in semifinale, da allenatore come da giocatore,ì e questa è già una soddisfazione».

Sufficiente?

«No, per nulla. Conta solo chi vince, il secondo è il primo dei perdenti. Chi si ricorda i nomi degli sconfitti in finale negli ultimi anni?».

Vi aspettavate di arrivare sin qui?

«Sapevamo di avere una discreta squadra ma le favorite erano altre. Dopo le prime partite però ho visto la determinazione di questo gruppo, ho detto che avrebbe potuto fare bene. E non ha mai mollato».

La finale è sempre un’incognita perché molti esterni non sono più disponibili. Come vi siete mossi?

«Valutando quali sono i giocatori liberi e quelli che sono già in ritiro. E per chi è in ritiro, il problema è che a volte si trova “imballato”, dopo i primi giorni di preparazione fisica pesante. Ci siamo coperti. E credo anche il Carpineti: sapevo che il figlio di nato dovrebbe essere assente, ma finché non vedo la formazione non ci credo».

Siete entrambi arrivati in finale ai rigori. Voi, rimontati al 90’. Cosa ha provato quando il Cavola ha pareggiato?

«E’ stato un pugno in faccia. Poi nei supplementari sono riuscito a ritrovare la calma. Ho anche ricevuto tante critiche, evidentemente tutti diventano allenatori».

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