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Sotto la Pietra la Cerva canta Ed era ora...

di Massimo Bassi
Sotto la Pietra la Cerva canta Ed era ora...

Acuto liberatorio dopo 25 anni di attesa in una giornata di festa che pare un galà

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CASTELNOVO MONTI. Sotto la Pietra la Cerva canta. Un acuto liberatorio, che non echeggiava da un quarto di secolo. Dopo tre finali perse negli ultimi quindici anni, la caccia ha dato i suoi frutti, e sono Zanabonissimi.

E' un'immagine ricordo, quella della Cerva incoronata, inscritta nella cornice di una giornata che ancora una volta non è identificabile con la semplice resa dei conti fra due squadre di calcio o fra due paesi. La finale del Montagna – una specie di San Silvestro della season calciodilettantistica - non è una finale, è un galà. Senza tutta una serie di elementi come l'aria densa del grande evento, l'eccitazione della trance agonistica, i colori, i personaggi di complemento, le trombe, il calore paesano dei tifosi, i cori, le bandiere, il tutto esaurito... non sarebbe concepibile.

I convenuti al Centro Coni, fra tribuna e parterre, sono quasi duemila, in una giornata che più splendida non potrebbe essere. Il sole è di quelli benigni; la distanza dal punto di cottura è di tutta sicurezza. Ed è una finale – Castelnovo, caput monti – giocata in casa.

L'antipasto, come da protocollo, è a base di Giovanissimi. Ma, a differenza delle due precedenti edizioni, il Leguigno è solo un contorno. Le formichine rosse della Borzanese, infatti, ribaltano il pronostico macigno, facendo un sol boccone dell'ape regina.

Sono le 17.15, e il cielo fa spazio. Dall'Olimpo scende la coppa; a darle un passaggio è l'elicottero dello sponsor. Il pubblico è in fibrillazione. La curva dei termali srotola una copertura integrale, un'enorme bandiera in cui campeggia un cuore gigante contornato da un pensiero lirico: "Noi e voi, un solo cuore, un solo battito". Tappezzata da una lunga fila di striscioni l'opposta ala biancazzurra, dove svetta l'orgoglio: "Non ho visto Superman volare, ho visto Mura allenare".

La miccia degli "ultrà" si accende. Proviamo a tastare il polso dei rispettivi capo tifosi... "Pronostici non ne faccio" si cautela dalla sua trincea Nicola Romei, del Cervarezza, "ma siamo fiduciosi. I nostri beniamini ci hanno già regalato un sogno, giungendo in finale. Se poi riusciamo a portare a casa anche il titolo...". Non sapeva ancora, il ragazzo, che il sogno della finale non era stato l'ultimo regalo; sapeva solo che lì c'era "l'affetto di un paese intero per la propria squadra. Siamo in trecento, con trombe, striscioni e le nostre maglie vergate dal motto 'Semper rebellan', sempre ribelli".

Sulla barricata opposta, il capo tifoso carpinetano Massimo Costi confessa di vivere una "emozione unica. Abbiamo portato l'intero paese sugli spalti. Quand'è ora, noi ci siamo, con tamburi, trombe, voci e cuore, a sostenere una squadra che non molla mai". Al suo fianco siedono due giocatori di quel Carpineti che vinse l'ultimo suo Montagna, Massimo Mercati e Paolo Bodria: "Dopo 30 anni possiamo solo vincere". Non avevano fatto i conti con l'oste.

Alzata la coppa, cala il sipario su un'edizione, la 65esima, perfettamente in linea con una marcata tradizione che continua a prefiggersi, di anno in anno, il compimento di passi in avanti: "I valori di questa manifestazione – afferma il "patron" Cesare Bellesia (presidente del Csi provinciale) – sono qualcosa di estremamente consolidato: passione, partecipazione, qualità. E' sempre un dato sociale quello che viene messo al centro, e questo è importante. Le peculiarità dell'edizione 2016? Sono drasticamente diminuite le espulsioni e le sanzioni, oltre a non esserci stato nessun reclamo. Merito della serietà e della qualità dei dirigenti".

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