Casali: «Non vado a Rio, ma sono un campione e mi rifarò»
CASTELLARANO. Ha lavorato tantissimo per essere a Rio, purtroppo per Kevin Casali, nuotatore castellaranese classe 1993, le Paralimpiadi di Rio 2016 saranno solo uno spettacolo da seguire in...
CASTELLARANO. Ha lavorato tantissimo per essere a Rio, purtroppo per Kevin Casali, nuotatore castellaranese classe 1993, le Paralimpiadi di Rio 2016 saranno solo uno spettacolo da seguire in televisione. In compenso, seppur da lontano, il 23enne nuotatore autistico della Tricolore di Reggio, ha già fatto sentire il suo tifo a Gregorio Paltrinieri e non mancherà di farlo a Cecilia Camellini, la nuotatrice cieca, pronta a scendere in vasca alle prossime Paralimpiadi. Quelle dove Kevin avrebbe voluto essere protagonista. Quella di Kevin Casali è una storia di integrazione e di miglioramento della sindrome autistica che, grazie al nuoto ed ai risultati ottenuti, sta migliorando. Una malattia, quella dell'autismo, che non consente di guarire, ma se chi ne è vittima, viene seguito e supportato, può vivere una vita in società più integrata di quanto non fosse possibile sino a soli dieci anni fa. Intervistare Kevin, ho richiesto l'aiuto della sua educatrice: quel che ne esce è il profilo di un ragazzo semplice, tenero, con obiettivi che lo fanno sognare.
Kevin, sei deluso per non aver raggiunto le Olimpiadi?
«Sono un po' triste – risponde il nuotatore reggiano – perché non posso partecipare».
Come hai incontrato il nuoto?
«Avevo solo 6 anni. Mi ha portato in piscina la mia mamma».
Quante volte ti alleni in una settimana?
«Sei volte alla settimana per due ore al giorno».
Quanti titoli hai vinto?
«Sono campione europeo e italiano».
Essere campione cosa significa per te?
«È una cosa bella. Mi fa sentire importante e felice».
Pensi di poterti migliorare ancora nel nuoto?
«Si, continuerò a vincere».
Cosa vorresti fare, se non fossi un nuotatore?
«Vorrei fare palestra».
A chi devi dire grazie per essere arrivato a questi livelli?
«Sentiamo di dire grazie a chi ha aiutato Kevin finora – interviene la mamma, Mirella Antoniani – perché ci hanno dato fiducia e sostegno sia a livello economico che di amore verso mio figlio. La sua unica cura è il nuoto».
Il tuo sogno nel cassetto?
«Sogno di fare ancora tante gare – riprende Kevin – e allenarmi».
Adesso proverai a misurarti con le grande distese d'acqua. Il mare su tutti. Cosa ti spinge a farlo?
«Ha vissuto una esperienza a Caorle molto positiva – sottolinea la mamma – ma cambiare per lui è difficile. Ha però gestito bene questa prima esperienza. Per cui, assieme ad Alessandro Cocchi (il suo allenatore, ndc) abbiamo deciso di riprovarci. Per me, vederlo nuotare con serenità ha rappresentato la miglior medaglia, oltre a quella d'oro vinta realmente».
Pensi di essere un atleta disciplinato?
«Sono bravo e rispetto le regole». Poi Kevin si distrae e guarda alcune foto. Le indica ed esclama: «Li ho fatto delle belle virate. A Bressanone, ho vinto tre medaglie d'oro!». Rio è lontana, ma la vita per questo ragazzo può ancora riservare tante belle sorprese.
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