Il Sassuolo a caccia dell’Europa League
Stasera il ritorno a Belgrado contro la Stella Rossa dopo il 3-0 dell’andata. Di Francesco: «Non pensiamo al vantaggio»
BELGRADO. Il Marakana incute timore e rispetto anche quando è vuoto. Figurarsi a giocarci dentro. Alla press conference organizzata nel ventre dello stadio di Belgrado si avverte un’aria particolare, quella che si respira in uno stadio dove è stata scritta la storia. Al “Raiko Mitic”, meglio conosciuto come Marakana, se ne sono viste di tutti i colori. Pancev Scarpa d’oro, poi una nebbia storica e due cucchiai clamorosi. Il primo (realizzato) quello di Panenka nella finale Germania Ovest-Cecoslovacchia nell'Europeo 1976, il secondo (sbagliato) lo scavino tentato da Cassano in un Stella Rossa-Roma, Uefa 2005-2006. In mezzo la nebbia che il 9 novembre 1988 salvò il Milan di Sacchi, sotto 1-0 nel ritorno degli ottavi di Coppa dei Campioni. Partita ripetuta il giorno successivo con vittoria rossonera. Ma quella era un’altra Stella Rossa, piena di fuoriclasse, ben lontana da quella attuale.
Infatti il pericolo maggiore per il Sassuolo è legato al fattore ambientale. Stasera i neroverdi si esibiranno in uno stadio che negli anni 60-70 accoglieva 110mila persone, quasi come il Maracanà, quello orginale, di Rio de Janeiro. Poi la Uefa, le leggi e una ristruttrazione a metà anni 90 tagliarono la capienza, portandola a 55mila posti. «Guardate che al Marakana si gioca in dodici - avverte Dejan, tifoso della Stella Rossa incontrato nella hall del Radisson Blu Old Mill Holl – Se facciamo gol nei primi minuti… chissà».
I serbi ci credono, nonostante il 3-0 dell’andata. E stasera saranno in tanti – prezzi stracciati e zero tornelli – per provare a trascinare i serbi all’impresa. I tifosi ci saranno, ma a fare più paura è lui, il Marakana.
All’esterno muri tappezzati di teschi e slogan “minacciosi”, dalla strada sembra tutto sullo stesso livello, invece lo stadio è una fossa. Che, grazie ai tifosi tra i più caldi d’Europa, si trasforma in un inferno. Insomma, ai neroverdi, che vogliono conquistarsi un posto in Europa League, con Reggio che si ritroverebbe a ospitare almeno altre tre partite, occorreranno testa fredda e e cuore caldo per reggere l’impatto emotivo di 30mila ribollenti di passione. Lo sa bene anche Eusebio Di Francesco che tiene i suoi sulla corda: «Ai ragazzi ho chiesto di prepararla come se partissimo da 0-0. In questi giorni ho lavorato più sulla testa che sulle gambe dei giocatori. Vogliamo giocare per vincere senza pensare al vantaggio accumulato nel match d'andata. D’altronde Roma-Porto insegna: basta un gol preso e un’espulsione per cambiare la storia di una partita e di una qualificazione, Esempio che calza a pennello a noi, non dobbiamo permetterci errori . E di una cosa sono certo: non rivedremo la Stella Rossa dell’andata, mi aspetto un’altra partita».
Anche il pubblico non crea eccessivi timori al DiFra, anzi: «Spero che ci sia tanta gente, ci darebbe una motivazione in più». Infine la questione terremoto. Il Sassuolo ha chiesto ai vertici dell’Uefa di poter osservare un minuto di silenzio in occasione della partita di stasera per ricordare le vittime del sisma. Di Francesco, che vive a Pescara, ha seguito con particolare trasporto emotivo questa vicenda. «Per tutto il giorno – ha detto – ho seguito i Tg alla tv sperando che il numero delle vittime di fermasse».
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