Gazzetta di Reggio

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«Non dobbiamo deluderli»

di Cristiana Filippini
«Non dobbiamo deluderli»

Colucci chiede ai suoi uomini di dare il massimo, per i tifosi

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REGGIO EMILIA. «Se ci fosse stata a disposizione una settimana in più sarebbe stato meglio», dice Leonardo Colucci al termine del rifinitura. «La squadra è stata, volutamente, costruita a singhiozzo e questo ci ha un po' precluso determinati lavori. Senza dimenticare che alcuni giocatori hanno avuto incidenti di percorso. Ma siamo pronti a scendere in campo e tutti daranno il massimo. E' quello che chiedo dal primo giorno: il 110%».

Il Bassano va bene così o avrebbe preferito qualcosa di... più morbido?

«Secondo me è una delle squadre più forti del girone e negli ultimi anni è sempre arrivata davanti alla Reggiana. C'è filosofia societaria, ci sono giocatori importanti e abituati a lottare per vincere. Però andremo a fare la nostra partita».

Dove possono nascere i pericoli in questa gara?

«Troviamo una squadra organizzata che si chiude bene ed è brava a ripartire. Ha giocatori importanti, di gamba e di corsa. Dobbiamo essere bravi a non forzare la giocate e ad avere pazienza».

Dubbi sulla formazione?

«Più che dubbi ci sarà qualche giocatore, che ringrazio fin d'ora, costretto a giocare fuori ruolo. Non mi interessa chi saranno i titolari, mi interessa l'atteggiamento. E comunque, ben vengano i dubbi: significa che in settimana i ragazzi mi hanno messo in difficoltà. A me dispiace sentir parlare di Tizio titolare, Caio riserva e via dicendo. Se anche un giocatore è qui da alcuni anni non significa che debba dormire sugli allori solo perché conosce la piazza. Anche l'ultimo arrivato, nel momento in cui indossa la maglia granata, è un giocatore della Reggiana al pari di tutti gli altri».

Quando comunicherà la formazione ci sarà qualche reazione... scomposta?

«No, perché li tratto da uomini. Possono giocare solo in undici, ma il campionato è lungo e ci sarà bisogno di tutti e loro lo sanno. Non voglio parlare di titolari perché non voglio che durante la settimana qualcuno si adagi sugli allori. Se la squadra vince e ho la possibilità di migliorarla la settimana dopo, perché no: la cambio. Voglio che si mettano in discussione di settimana in settimana. Il mio compito è mettere in campo la formazione ideale per quella determinata partita».

Ha notato differenze nella preparazione tra i nuovi arrivati e il vecchio gruppo?

«Nessuna. Ho però notato che quando c'è competizione ne risente in positivo anche tutto il resto del lavoro».

E’ un modo per mettere un po' di pepe?

«Quando ho iniziato a giocare, andavano in panchina sette giocatori; oggi ne vanno dodici. Cellino a Cagliari ha però sempre voluto che in panchina andassero sempre e comunque in sette perché sosteneva che la panchina bisognasse conquistarsela».

Mercoledì avete avuto un assaggio della passione dei tifosi granata: la sente come una responsabilità in più?

«Io ho solo un timore: quello di deludere i tifosi. E mi riferisco all'impegno ed al cuore. Io mi auguro, e lo ripeto spesso ai ragazzi, che nel momento in cui ci metto la faccia è perché mi fido di chi sta alle spalle. E sotto questo aspetto non mi devono tradire».

Dopo tanti anni, che effetto le ha fatto ritrovare questi tifosi?

«Mi ripeto: non voglio deluderli. La mia paura più grande è questa. E' troppo l'affetto che mi hanno dimostrato oggi come ventanni fa, perché c'è questo cordone ombelicale che non si è mai staccato. Se fossi stato in campo sono convinto che non li avrei delusi, ma adesso la responsabilità è doppia perché parlo per interposta persona. E' per questo – conclude l’allenatore della reggiana – che chiedo ai ragazzi di dare il massimo e di non mollare mai».

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