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Cecilia Camellini d’argento È la settima meraviglia

di Marco Costanzini
Cecilia Camellini d’argento È la settima meraviglia

Paralimpiadi: la nuotatrice conquista un’altra medaglia dopo Pechino e Londra Dopo il secondo posto nei 400 stile libero, oggi sarà di nuovo in vasca nei 50

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Campionessa infinita, capace di superare l’immensità già raggiunta e di mostrare a tutti come sia possibile farlo. Ancora una volta, l’ennesima volta, Cecilia Camellini è lì, su un podio olimpico, a gustarsi una medaglia come fosse la prima. Grande a Pechino nel 2008, immensa a Londra quattro anni più tardi, infinita oggi, dopo aver servito un tris degno dei monumenti dello sport. Gli anni passano, la classe resta, la voglia di raggiungere traguardi prestigiosi è la stessa e la capacità di ottenerli anche. Cecilia, portacolori della Tricolore Reggio, riesce a fermare il tempo e a continuare ad emozionare chi aveva già conquistato con le sue imprese; non solo una provincia, la nostra, che vede in lei un esempio ed un vanto, ma il mondo intero, che in questi anni ha imparato bene a conoscerla. La medaglia d’argento conquistata sabato notte nei 400 stile libero è la nuova perla collezionata dalla campionessa 24enne di Formigine. Un autentico capolavoro, nato non solo grazie ai sacrifici in allenamento e ad una classe innata ma anche dalla testa, virtù fondamentale per chi come lei è innamorata dell’acqua e pure della psicologia, tanto da essere prossima al conseguimento della laurea magistrale. Superare i propri limiti è un concetto ben chiaro a Cecilia Camellini, in particolare quando è abbinato alla parola riscatto. Dal dire al fare non c’è di mezzo il mare, ma una vasca. E qui Cecilia sa bene come tramutare un sogno in realtà, senza accontentarsi di quella filosofia decoubertiana che da sempre la contraddistingue. Dopo la delusione per non aver espresso tutto il proprio potenziale nei 100 dorso, gara inaugurale chiusa al settimo posto, la nostra campionessa meditava un pronto riscatto nei 400 stile, altra prova nella quale a Londra aveva conquistato una medaglia di bronzo. Oltre a bissare la medaglia, ha perfino fatto meglio, chiudendo al secondo posto in 5’16”36, tempo di appena due centesimi superiore al suo record personale ed inferiore di quasi quattro secondi rispetto a quello fatto registrare nella Paralimpiade del 2012. Un gara mozzafiato, una rincorsa forsennata alla ricerca di un bersaglio ancor più prestigioso che per un soffio non si è tramutata in un clamoroso sorpasso al fotofinish. Sarebbero bastati davvero pochi metri in più per sfilare la medaglia d’oro dal collo della giovanissima olandese Liesette Bruinsma, vincitrice in 5’15”08, ma Cecilia non ci pensa, soddisfatta come è della sua settima medaglia olimpica in carriera: «Ho dato tutto quello che avevo, più di così non avrei potuto fare. Avevo voglia di rivincita, di “mangiarmi” qualcosa di buono. È dal 2007 che sogno un risultato simile nei 400 metri. Questa medaglia è cresciuta in tutti questi anni, grazie agli allenamenti, ai sacrifici e ai sogni: non è d’argento, è di un metallo tutto suo che si chiama fatica, giorni nei quali avrei voluto mollare tutto e mi domandavo “perché non continuare a studiare e basta?”. Mi chiedevo per quale motivo fossi a Rio, ora l’ho capito: sono venuta per una medaglia come questa. Ringrazio il mio allenatore, Matteo Poli, perché mi ha permesso di fare un tempo che non pensavo fosse possibile. Questa medaglia la dedico a tutte le persone che, come lui, hanno creduto in me prima che ci credessi io». Il bello, però, deve ancora venire: oggi (batterie alle 15.36, finale alle 23.17) sarà la volta dei 50 stile, giovedì quella dei 100 stile. A Londra fu due volte d’oro, oggi ha tutta la voglia di difendere quelle medaglie.

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