Più giovani, meno stranieri Levani: «Così ci si rilancia»
Calcio a 5: la ricetta del reggiano vice tecnico della Nazionale di San Marino «Era uno sport puro, ora è tutto schematizzato. Il Fabbrico resta nel mio cuore»
REGGIO EMILIA. Roberto Levani è stato uno dei primi reggiani nei lontani anni Ottanta a creare il movimento provinciale del calcio a 5; a Fabbrico. Poi, trasferitosi a Rimini, è nello staff della Nazionale di San Marino.
Ci racconta gli albori?
«Da un gruppo di amici, 27 anni fa, è nato l’attuale Futsal Fabbrico. Ne ero allenatore e giocatore. A fine anni Novanta grazie a Reggiana Gourmet e Giemme ho provato l'esperienza di allenare nel campionato nazionale U21 e collaborare con tecnici del calibro di Mirco Brindani e Mario Neri».
E poi?
« Dopo sette anni sono tornato alla casa madre dove ho cercato di dare vita ad un settore giovanile; ad inizio 2000 mi sono trasferito a Rimini e, tra la diffidenza da parte delle società romagnole, ho allenato in C1 i Delfini e poi il Rimin».
Il balzo... su l Titano?
«Nel 2010 la Fedederazione Sammarinese mi ha chiesto il curriculum e a breve chiamato a far parte dello staff della Nazionale; come secondo allenatore e preparatore dei portieri. Sempre sul Titano da tre anni alleno il Club La Fiorita».
Come arrivò al calcio a 5 e cosa le ricorda il movimento reggiano di quei tempi?
«Arrivai grazie a mio padre che allenava le giovanili di calcio: fu colpito dal calcio a 5 e volle condividere con me un suo progetto e da quel momento mi innamorai di questo magnifico sport. Arrivò poi Roberto Lombardini e creammo un connubio fantastico che mi permise di realizzare un sogno, insegnare e divulgare il futsal; mi ricordo che le squadre reggiane erano poche ma di ottimo livello, guidate da eccellenti allenatori come Aldo Spadoni e Mirco Brindani, entrambi usciti dal Centro Tecnico Federale di Coverciano oltre a Roberto Luosi della Rubierese; sicuramente in quegli anni si gettarono solide basi per creare e far crescere l'attuale movimento».
Segue ancora l'attività delle squadre reggiane e cosa pensa di questo movimento?
«Il Futsal Fabbrico sarà sempre nel mio cuore. Cerco pure di seguire tutto il movimento reggiano, purtroppo la mia non vuole essere una critica ma un suggerimento, vedo il movimento reggiano, come tutto quello emiliano-romagnolo, che a livello giovanile ristagna"».
C’è un rimedio?
«Particolarmente in società che partecipano si campionati di C1 e C2 regionali, penso debbano sforzarsi di creare settori giovanili e cercare di formare ottimi allenatori che preparino le nuove leve, purtroppo il campionato regionale è di livello mediocre ed i giovani hanno così una crescita limitata».
Cosa rimpiange del vecchio calcio a 5 e cosa cambierebbe attualmente?
«Come tutte le cose che agli albori sono pure (ognuno poteva interpretarlo o plasmarlo a suo piacimento), ora è tutto omologato e schematizzato; inserirei meno stranieri e più giovani italiani».
I suoi obiettivi?
«Continuare ad apprendere (ha da sei mesi il patentino UEFA Futsal, ndc) e trasmettere ai giovani le mie competenze e tutta lapassione. E vincere i preliminari di qualificazione con la Nazionale e di UEFA Futsal Cup, mai darsi limiti».
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