Quei tre reggiani a... cinque cerchi
Camellini si conferma, Azzolini perseguitato dalla jella, Croci emozionato
REGGIO EMILIA. Ancora pochi giorni e anche sulle Paralimpiadi di Rio 2016, calerà il sipario. La parola fine è però già scesa per i reggiani che hanno preso parte alla kermesse a cinque cerchi con risultati per certi versi sorprendenti.
Il bilancio è di un solo argento conquistato, anche se oltre al mero risultato sportivo, c'è un movimento in grande crescita anche grazie ai mass media che hanno tenuto, forse per la prima volta da quando si disputano le Paralimpiadi, in grande considerazione l'evento con una copertura anche televisiva, quasi totale.
CECILIA CAMELLINI. La big del nuoto Paralimpico è Cecilia Camellini, portacolori della Tricolore Reggio. Da lei la Federazione e gli italiani si aspettavano medaglie, almeno sulle distanze dove già aveva centrato l'Oro, come a Londra. Ma proprio sul breve (50 e 100 stile libero) si è fermata alle batterie dove ha fatto registrare un buon crono (sempre tra i primissimi) prima di perdersi nelle finali dove ha chiuso quinta. Ha però centrato un ottimo argento nei 400 stile libero con una progressione da paura che ha messo in difficoltà quella che ormai da tutti viene definita la sua erede, la giovane olandese Liesette Bruinsma. Da incubo la finale dei 100 dorso, dove comunque anche alla vigilia, Cecilia aveva confermato, non c'era stata la necessaria preparazione per un impegno di così alto pregio. Ora per la 24enne nuotatrice modenese, ci saranno alcuni bilanci da fare tenendo presenti alcune situazioni. Dal punto di vista del palmares, Rio 2016 non fa che confermare la costanza di rendimento di un'atleta che in tre Olimpiadi ha conquistato due ori, tre argenti e due bronzi. Sette medaglie che pochi altri atleti possono contare nel loro carniere. I progressivi hanno dimostrato che forse per Cecilia si tratta di dover cambiare. Il tempo delle volate in vasca corta è forse finito? La maturazione fisica di Cecilia, potrebbe consigliare ora una misura lunga dove resistenza e caparbietà che l'hanno sempre contraddistinta, possono ancora essere decisivi. Assieme al tecnico Alessandro Cocchi verranno prese le decisioni, anche perché non va dimenticato che la nuotatrice cieca, ha per due anni mollato quasi totalmente le competizioni per dedicarsi agli studi di quella laurea in Psicologia che tra pochi mesi, appenderà in casa dopo aver discusso la tesi. Assieme ad Alex Zanardi rimane il punto di riferimento del movimento, dentro e fuori la vasca.
FABIO AZZOLINI. Che la sfortuna ci veda benissimo lo ha dimostrato l’arciere di Casalgrande: con il suo arco Compound nella prima giornata ha conosciuto un ampio ventaglio di quanto la malasorte possa infierire. Nella gara in cui era partito per portare a casa una medaglia, dopo i piazzamenti delle prime due Olimpiadi, ha rotto l'attrezzo acciuffando una qualificazione al turno successivo per i capelli, solo grazie ad un intenso lavoro fatto in questi due anni col suo mental coach, Franco "Mano di Pietra" Bertoli che gli ha dato una serenità ed una tranquillità in pedana senza la quale, Azzolini, non avrebbe potuto giocarsi l'accesso alla finale. Dopo quella prima giornata, l'arciere in carrozzina originario di Castelnovo Monti, è sceso in pedana a distanza di sei giorni con il numero 13. Un inizio non troppo esaltante ed un avversario turco che ha inanellato una serie di 10 da computer perfetto, hanno costretto Azzolini a fermare la sua rincorsa alla finale con 131 punti che, in condizioni normali, potevano consentire di vincere una semifinale. Ma il turco, con pochi punti in più, 7 per la precisione, ha fermato Azzolini agli ottavi di finale. Per il terzo arciere al Mondo, si tratta ora di rimboccarsi le maniche in vista di Tokyo 2020, per quella che sarebbe, la sua quarta olimpiade.
MASSIMO CROCI. L'esordiente di Castelnovo Monti nel tiro a segno ha forse pagato dazio ad un evento che può mettere in difficoltà anche i più esperti. Una esperienza che potrà essere molto utile al tiratore reggiano in vista dei prossimi impegni internazionali che potrebbero anche aprirgli le porte delle Paralimpiadi nel 2020.
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