Una clausola di riacquisto per tutelare la reggianità
Inserita dagli ex soci di maggioranza all’atto della cessione della Reggiana Ma per la società l’arrivo di Piazza rappresenta la svolta tanto attesa
REGGIO EMILIA. Per la prima volta, dopo tanto tempo, non è l’anno zero per la Reggiana. C’è una coppia al comando, inedita e forte, rappresentata da Mike Piazza e Stefano Compagni. L’impressione che si ha è che finalmente ci sia una visione di lungo respiro, un progetto serio che si può sviluppare in un quadro di solidità economica.
Mike Piazza conferma di avere idee precise per il futuro e tanta benzina nel motore da spendere. Ha capito sin da subito che la sua scommessa imprenditoriale, per avere successo, necessitava di una base logistica locale con personaggi forti e credibili, non solo agli occhi dei tifosi, ma degli ambienti economici, delle istituzioni e della società civile. Stefano Compagni e Gianfranco Medici si sono rivelati partner perfetti, il matrimonio si è così celebrato, abbattendo il pregiudizio iniziale di molti.
Compagni e Medici hanno dimostrato con i fatti che vogliono il bene della Reggiana. Risulta, da fonti attendibili, che fra le numerose clausole essenziali ad integrazione del contratto di cessione della società, avrebbero inserito la cosiddetta opzione call, cioè il diritto di riacquisto. Questa possibilità al momento è però del tutto remota, visti i progetti del nuovo presidente.
I due imprenditori venivano da un anno travagliato e pieno di insidie. L'acquisto delle azioni di Alessandro Barilli, l’accollo di alcuni debiti, buonuscite varie, la gestione di mercato della squadra che ha provocato qualche squilibrio finanziario. Poi il colpo che poteva risultare fatale, il mancato arrivo di Vavassori e della Italsempione. Tutto questo ha comportato l’esborso di una cifra importante, da aggiungere all'ormai cronico disavanzo d’esercizio. Stagione tra l'altro finita sportivamente male, con la squadra che ha mancato l'obiettivo minimo dei play-off. Mentre si prospettava il profondo rosso, si è passati al miracolo americano.
L’operazione di cessione delle quote a Mike Piazza è stata la classica ciambella di salvataggio, anche perché Compagni e Medici, continuando a gestire da soli, avrebbero potuto compromettere nel calcio il loro impero costruito nel tempo.
La Mectiles Italia è una realtà che, nonostante la crisi mondiale, viaggia come un treno. Il suo capitale sociale è suddiviso tra tre soci, Compagni e Medici hanno il 35% a testa, il restante 30% è della Sacmi, un colosso del settore dei forni per ceramiche. Compagni è il presidente del consiglio di amministrazione, poi sia lui che Medici sono amministratori delegati.
La società, che ha sede a Casalgrande e commercializza forni usati per ceramiche, ha fatturato 28 milioni di euro nel 2012, 40,1 nel 2013, 39,9 nel 2014 e 35,3 nel 2015. Dal 2012 al 2014 il margine operativo è stato di 1,5 milioni di euro, lo scorso anno è risultato leggermente superiore, 1,6 milioni di euro. L'utile dopo le imposte nel 2015 è stato di 675 mila euro, contro i 730 mila del 2014. In aumento sensibile nell'ultimo bilancio i debiti verso le banche, rispetto ad una situazione molto positiva, sino al penultimo esercizio, addirittura con della liquidità superiore all'esposizione bancaria.
Gli ex soci di maggioranza non hanno ceduto a Piazza la maggioranza qualificata del 67%, ma una quota inferiore, per avere voce in capitolo ed essere ago della bilancia in tutte le eventuali, future, operazioni straordinarie, salvaguardando così il proprio investimento in caso di diversità di vedute. Uno scenario, ripetiamo, al momento improbabile.
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