Grissin Bon, un team in cerca di un’identità
Basket serie A: mancanza di un leader, regia caotica e discontinuità sono i mali da curare
REGGIO EMILIA. Prima dei punti, prima della difesa, c’è l’identità ancora da trovare.
Come in Supercoppa, anche a Caserta non deve ingannare quella tripla scoccata allo scadere che ha condannato i biancorossi.
Come al Forum contro Avellino, anche al pala Maggiò la Grissin Bon la partita l’ha persa ben prima di quegli ultimi, concitati, secondi.
L’ha persa, Reggio, la gara d’esordio della stagione non trovando mai se stessa. Qualche sprazzo, qualche discreta iniziativa (vedi Gentile) e poco, pochissimo, altro.
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Che l’identità sia ancora ben lontana dall’essere trovata s’è visto con chiarezza in fase di costruzione di gioco. Scelte inopportune, forzature, mancanza di fluidità.
E forse è perfino un bene che la tripla assassina dai 9 metri di Giuri, scoccata a un sospiro dalla sirena, si sia depositata nel cesto. In questo modo, la Grissin Bon dovrà sin da subito aprire gli occhi e cominciare a lavorare forte per appianare le tante mancanze.
Gli stranieri. Non ci sono ancora i nuovi acquisti. Non c’è Sava Lesic che in preseason aveva viaggiato alla grande e che al pala Maggiò ha steccato la seconda gara ufficiale di fila. Il serbo ha condito una prova imbarazzante con un antisportivo che ha pesato tanto in negativo. Malissimo da centro, il serbo purtroppo non ha fatto meglio da quattro. La squadra, difensivamente, era altra cosa quando sotto c’era Cervi, tanto da far pensare che il doppio ruolo per cui Lesic è stato scelto non gli sia poi così particolarmente congeniale, almeno nel campionato italiano.
Un altro punto di domanda accompagna poi la prova di Delroy James, “uomo squadra” secondo lo staff e che neppure per la squadra è riuscito del tutto a giocare.
Aggiungendo pure un Needham per lo più sfasato, non è per niente esagerato sostenere che gli stranieri ancora devono arrivare.
I rimbalzi. Su un totale di 28, dieci ne ha scaricati Cervi (ma nove sono difensivi), sette (tutti difensivi) Polonara, cinque Aradori, due James e la miseria di uno Sava Lesic, mentre il resto l’hanno acciuffato i due play.
Di là, i lunghi bianconeri - che, con tutto il rispetto, non son quelli di Milano - se ne sono presi di prepotenza 42.
La continuità. A un paio di azioni positive dei biancorossi hanno sempre fatto seguito errori. Al pala Maggiò, la Grissin Bon ha viaggiato a corrente alternata non trovando mai la continuità per riuscire a mettere realmente in controllo la gara.
La regia caotica. Inutile girarci attorno: i due play contro la Pasta Reggia hanno pasticciato a lungo. Sono mancate le letture, è mancata lucidità tanto ad Andrea De Nicolao, quanto a Derek Needham, messo subito nello starting five e deludente come l’italiano.
La leadership. Nei feedback dei tifosi sui social c’era una nota frequente. Dopo aver sofferto un’oretta abbondante davanti alla tv, in tanti hanno invocato l’ex capitano Rimas Kaukenas.
Il “fantasma” del fuoriclasse lituano aleggia dunque ancora. Lo farà per molto?
A Caserta la mancanza di un leader che si caricasse la squadra sulle spalle e andasse a dare la svolta è stata evidentissima. In Supercoppa, nella semifinale persa con Avellino i canestri di Della Valle nei momenti topici e la solidità di Polonara avevano di fatto distolto dal problema. Che c’è e va risolto. L’unico che ha messo canestri d’oro e con una certa continuità è stato Stefano Gentile, l’unica vera luce nella buia serata dei biancorossi al pala Maggiò.
Dove è stato Pietro Aradori a Caserta? Il suo talento offensivo è imprescindibile per questo team. La sua leadership è fondamentale per questa squadra, così come è costruita.
A Caserta il capitano non ha quasi mai saputo prendere le scelte giuste, forzando tanto e finendo troppo spesso contro le paratie difensive casertane. E pure in difesa le pecche del capitano sono state tante.
Forse a tradirlo è stata la troppa pressione? Forse s’è fatta sentita la responsabilità che gli è stata - giustamente - affidata?
O forse è stata semplicemente una serata no, seppure neppure in Supercoppa era stato particolarmente brillante.
Servirà ritrovarlo al più presto perché un leader, un leader vero, è necessario per aiutare il resto del gruppo a costruirsi un’identità, precisa e forte. Quella necessaria per trovare continuità, qualità di gioco e risultati.
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