In trenta a testa in giù Tondelli nel lancio record
Il paracadutista di Albinea nella formazione che ha messo le mani sul primato. La spettacolare esibizione nei cieli sopra Terni, a 4.500 metri d’altezza
ALBINEA. In trenta in volo a testa in giù, a 4.500 metri di altezza. Nello scorso fine settimana un gruppo di abili paracadutisti di mezza Italia si è ritrovato a Terni per realizzare il record italiano di grandi formazioni in caduta libera head down, disciplina tanto spettacolare quanto impegnativa che consente nell’aggregazione in caduta di un determinato numero di persone, per arrivare a formare una figura prestabilita.
Fra i protagonisti della squadra c’è l’albinetano Luca Tondelli, uno dei più abili paracadutisti italiani, per anni professionista e autore di tanti record e di tante esibizioni in quota ad altissimo coefficiente di difficoltà.
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Un nome noto a livello internazionale, che nel 2014 aveva preso parte anche a una sfilata di moda in cielo: modelle e modelli, fra cui l’atleta albinetano, avevano sfilato su una cima alpina per poi buttarsi giù per quasi 500 metri, vestiti di tutto punto, con l’unica, necessaria aggiunta del paracadute. Il 39enne Tondelli, insegnante di educazione fisica titolare di un centro atletico a Scandiano, ha fatto parte anche dei gruppi autori dei precedenti record, sbriciolati lo scorso week end a Terni. Da 16 unità, il record è passato a 30. 30 persone che per diversi secondi, dopo essersi lanciate da 3 aerei distinti a quota 4.500 metri, si sono aggregate in volo così da permettere agli operatori a bordo dei velivoli di fotografarli, sancendo l’ufficialità del record. «E’ quasi un anno che ci troviamo regolarmente e ci alleniamo per questo obiettivo, e ce l’abbiamo fatta. Nel week end prima abbiamo rotto il record arrivando a 27 persone, e poi ci siamo allargati ulteriormente, riuscendo a mettere insieme 30 persona.
Alla fine abbiamo fatto anche un terzo tentativo per un numero ancora più alto, ma quello non ha funzionato, ci riproveremo», racconta Tondelli. Il record, per essere valido, «deve vedere le persone rimanere in formazione almeno per un secondo, così che i fotografi possano immortalare la formazione», continua. Le difficoltà tecniche sono tante, a partire dal lancio: «sono necessari diversi mezzi, a Terni ne abbiamo usati 3, fra cui un aereo da 14 posti reggiano. A parte il nostro velivolo, ce n’erano altri 2, uno da 14 e uno da 10, così da permettere al numero sufficiente di persone di salire in contemporanea sino a 4.500 metri».
Assemblata la formazione, un’altra questione non da poco è l’abbandono del gruppo e l’apertura del paracadute: «ci si divide in gruppi. Alcuni aspettano sino a quote più basse, sino a 1.800 metri, per aprire i loro paracaduti. Altri gruppi invece li aprono subito dopo lo stacco dal gruppo, appena ci sono le condizioni di spazio per farlo. Bisogna calibrare tutto, per evitare che ci siano problemi», spiega il paracadutista albinetano.
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