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Maldini incalza il Milan «Il mio ruolo va definito»

Maldini incalza il Milan «Il mio ruolo va definito»

L’ex capitano chiede chiarezza alla nuova proprietà cinese e resta in attesa «Non ho alcun problema a lavorare con Fassone ma accetto solo proposte serie»

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MILANO. «Rispetto molto Fassone, ha un compito delicato. Ci siamo visti quattro volte in un mese, mi ha detto che sono la prima e unica scelta e mi ha spiegato perché: la mia vita e la mia storia sono alla base della loro decisione. Tutto quello che ho fatto per il Milan ha un peso importante». Paolo Maldini, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, conferma le trattative con la proprietà cinese che intende riportarlo a casa.

L’ex capitano è affascinato dall’idea, ma c’è un però se non di più. «Però - spiega -, proprio per rispetto della mia storia, se io accetto di entrare nel Milan lo faccio solo seguendo i miei ideali. Amo profondamente questo club e posso aiutarlo solo ascoltando il mio cuore e la mia testa. Per il bene del Milan devo restare me stesso. Io non posso assumermi certe responsabilità e metterci la faccia senza identificarmi nella proprietà. Vorrei conoscere i nuovi proprietari, condividere il progetto, parlare di strategie, ascoltare i loro obiettivi e le linee guida. Mi sembra il minimo». Non solo con Fassone, Maldini ha incontrato anche «David Han Li, il vicepresidente del fondo, l’unico che parla inglese. Ma è stata una chiacchierata di dieci minuti. Mi ha detto che mi vuole fortemente al Milan, non siamo andati oltre».Maldini non parla di condizioni «non so se chiamarle così» e spiega: «sono stati loro a cercare me e allora è giusto che io abbia chiesto delle cose. Ci sono due ostacoli evidenti: la mancanza di una responsabilità diretta nell’area tecnica e la scarsa chiarezza sul ruolo».

L’idea della proprietà è quella di inserire Maldini nel nuovo organico societario come direttore tecnico. «Sì, ma cosa vuol dire - è la domanda che si pone l’ex difensore nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport -? Mi hanno prospettato una struttura con Fassone a.d., io direttore tecnico e Mirabelli direttore sportivo. Ma il punto è: cosa farò? Io e Mirabelli dovremmo gestire la parte sportiva, ma se c’è una differenza di vedute chi decide? Non posso avere un ruolo a metà con un’altra persona. Mi sembra inevitabile affrontare subito il problema. Non voglio giudicare chi non conosco, ma pretendo una condivisione del progetto sportivo che a oggi non c’è. Quindi ho chiesto di conoscere la proprietà, di sentirmi dire direttamente da loro cosa si aspettano da me, di vedere che condividono con me il loro progetto. So solo che con me ci sarebbero Fassone e Mirabelli. Ma allo stato attuale i ruoli rischiano di sovrapporsi su tante cose. Troppe. A me è stato detto che l’obiettivo è riportare il Milan tra le prime cinque squadre del mondo. Ma questo significa lavorare 24 ore al giorno per tanto tempo. Io sono disposto a farlo, ma devo sapere bene come stanno le cose».

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