«Reggio è forte anche senza i due lituani»
Basket serie A: Sacchetti, coach di Brindisi, ritrova la Grissin Bon che ha sconfitto nella finale del 2015 con Sassari
REGGIO EMILIA. «Reggio rimane una squadra di grande talento, però è cambiata tanto e avrà bisogno di tempo. I due lituani non ci sono più e non è facile sostituire due giocatori del genere». In questi anni Meo Sacchetti ha imparato a conoscere bene Reggio Emilia, nelle lunghe sfide fra i biancorossi e la sua Sassari culminate nella dolorosissima ed indimenticabile serie finale del 2015. Dopo 7 stagioni sassaresi, Sacchetti riparte da Brindisi con una formazione giovane, dotata di talento ma tutta da inquadrare. Dopo la vittoria casalinga con Trento, ha fatto una discreta gara a Pistoia prima di cedere di schianto nel finale lasciando i 2 punti in Toscana. Con la sua Enel ritroverà Reggio domenica in Puglia, dopo aver osservato la Grissin Bon dal vivo sabato sera a Bologna. «Sono venuto a vedere mio figlio Brian e la prossima rivale di Brindisi», racconta.
Che impressione le ha fatto la Grissin Bon?
«Nel primo tempo hanno fatto fatica, ma nella ripresa James e Needham hanno cambiato tutto, hanno dato quell’energia che serviva e che finora era mancata».
Rispetto alla “sua” Reggio, quella incontrata tante volte, le novità sono molte. Anche più di quello che dicono i nomi in rosa, no? «Eh sì, d’altronde la squadra degli ultimi due anni ruotava attorno a Kaukenas e Lavrinovic, non proprio due giocatori normali. Questa Reggio deve imparare a giocare diversamente».
Inevitabile?
«Sì, i due lituani davano un’impronta ben definita che non è replicabile senza di loro, però i rinforzi secondo me sono validi, un giocatore come James può dare tantissima energiA preziosa».
Del nucleo italiano che dice?
«Le qualità ci sono, sono tante. Sappiamo che Reggio è forte, avranno bisogno di tempo per costruire un nuovo modo di giocare insieme, di darsi un’identità diversa dal passato».
Quale sarà questa identità? «Penso che dovrà essere una squadra più arrembante, che gioca in velocità, rispetto alla squadra che giocava di letture».
Veniamo a lei. Da Sassari a Brindisi, se non altro è rimasto al mare.
«Io a Sassari sono stato benissimo, questo non è un segreto per nessuno, ho passato 7 grandi annate e mi reputo fortunato per tutti quegli anni».
Quasi un miracolo nel basket di oggi?
«Decisamente sì, chi fa il mio mestiere deve essere consapevole che si dovrà cambiare spesso, e i miei 7 anni sono stati un’eccezione. Ho avuto la fortuna di poter ripartire subito qui a Brindisi».
Dove avete allestito una squadra interessante, dall’enorme potenziale atletico. Ce ne parla?
«Che ci siano delle doti lo sappiamo, ma sappiamo anche di dover lavorare davvero tantissimo per mettere tutto insieme. In trasferta ancora siamo piuttosto fragili».
Anche per voi, ci vorrà tempo?
«Sì, è inevitabile, per dare a questo gruppo la mentalità necessaria in questo tipo di basket».
Che intende?
«Oggi conta l’intensità. Il livello fisico e atletico è cambiato, E noi, una squadra giovane e da costruire, ancora fatichiamo a mantenere alto questo livello con costanza».
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