La finale scudetto 2015 vista con gli occhi di Meo Sacchetti
REGGIO EMILIA. La finale scudetto con la Dinamo Sassari, quella che dopo sette intensissime gare consegnò ai sardi il titolo tricolore, vista dall’altra partw, vista e raccontata con gli occhi e la...
REGGIO EMILIA. La finale scudetto con la Dinamo Sassari, quella che dopo sette intensissime gare consegnò ai sardi il titolo tricolore, vista dall’altra partw, vista e raccontata con gli occhi e la voce di Meo Sacchetti, il tecnico che quella maledetta notte del 26 giugno 2015 festeggiò lo scudetto in un Bigi vestito dei colori biancorossi. Quella serie finale rappresenta una parte importante del libro del coach “Il mio basket è di chi lo gioca” (Add editore, costo 16 euro), scritto con il giornalista Nando Mura.
Attuale tecnico dell’Enel, il team che i biancorossi affronteranno domani, Sacchetti ripercorre nella sua biografia, ricca di particolari e di riferimenti, quella serie esaltante fra due team che non mollarono fino all’ultimo. «Una finale è sempre da tripla in schedina e quella, se possibile, lo era ancora di più» scrive Meo.
Al di là di dolorosi ricordi per i reggiani - che vanno comunque la pena di essere ripercorsi, anche se da un altra angolazione - nel libro da leggersi tutto d’un fiato, Meo Sacchetti ripercorre la sua carriera da giocatore lo vide vestire le maglie di Asti, Torino e Varese, oltre che diventare uno dei pilastri della nazionale che nel 1980 vinse l’argento alle olimpiadi di Mosca e nel 1983 l’oro agli Europei.
Dopo l’infortunio che lo costrinse a chiudere con il basket giocato, Sacchetti è ripartito dalla panchina raggiungendo il punto più alto con il triplete del 2015: Supercoppa, Coppa Italia e lo scudetto strappato alla Grissin Bon.
«Ho appena vinto uno scudetto - ricorda il tecnico - è il momento più bello della mia vita da allenatore, voglio godermelo ma a modo mio: mi faccio da parte cercando di estraniarmi, lascio la ribalta ai miei giocatori. Mi piace osservarli contenti che esultano stanchi ma euforici. E in quel momento sento emergere tutta la frase del maestro Dido Guerrieri: “Il basket è quello dei giocatori”. I miei erano stati i migliori».(l.p.)
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