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Leo Colucci non ha paura «Serve voglia di lottare»

di Cristiana Filippini
Leo Colucci non ha paura «Serve voglia di lottare»

L’allenatore vuole un squadra molto diversa rispetto a quella vista lunedì sera «Non vinci solo perché ti chiami Reggiana, nessun confronto nello spogliatoio»

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REGGIO EMILIA. Riscatto immediato. È questo che si aspetta tutta la piazza dopo la brutta sconfitta di lunedì sera a Padova. Ed è anche quello che si aspetta e che chiede il tecnico granata Leonardo Colucci ai suoi giocatori.

Come sono trascorsi questi pochi giorni dopo la sconfitta di Padova?

«È stata una settimana corta - spiega l’allenatore prima dell’inizio della consueta rifinitura - i primi giorni sono stati di recupero per chi aveva giocato e di allenamento per gli altri».

L’infermeria continua ad essere affollata?

«Marchi ne avrà per almeno quindici giorni; Falcone ha avuto una elongazione e non ci sarà. Cesarini ha iniziato a lavorare con la squadra ma non ci potrà ancora essere e Pedrelli ne ha ancora per un po’».

Cosa ci può dire della Maceratese?

«Si tratta di una squadra importante e allenata bene. Come per tutte le altre gare, anche questa non sarà semplice. Se non le affronti con umiltà, voglia di correre e rincorrere, determinazione e piglio giusto, le partite sono tutte difficili».

Però non parliamo di una delle big del campionato.

«È questo che è sbagliato. Non importa se i tuoi avversari si chiamano Maceratese piuttosto che Forlì o Fano. Anche se tu ti chiami Reggiana non è che puoi scimmiottarle. Non è che puoi pensare di vincere solo perché ti chiami Tizio o Caio. Devi scendere in campo e giocare per 95’ con il coltello tra i denti. Ho visionato le loro ultime quattro cinque partite e vi posso assicurare che andremo ad affrontare una squadra che gioca a calcio e ha in rosa giocatori importanti».

Cosa ha chiesto ai suoi giocatori?

«Di dare il massimo e di essere più attenti sotto porta, non la nostra. Perché alla fine sono gli episodi che ti fanno cambiare il giudizio su una partita».

Anche più cattiveria come ha chiesto l’ultima volta?

«Non puoi prescindere dalla cattiveria. È come la farina per chi deve fare il pane».

Cosa rimprovera ai suoi giocatori a proposito della gara di Padova?

«Ci siamo sciolti dopo il secondo gol. E questo non deve più accadere».

Quella che affronterà la Maceratese sarà una Reggiana ancora diversa rispetto a quella che è scesa in campo a Padova? Ormai chi ha abituato a continue sorprese.

«Quella di Padova è stata per dieci undicesimi la stessa che era scesa in campo contro il Fano con la solo eccezione di Nolè al posto di Lafuente. Il centrocampo è stato lo stesso, e a detta di tutti, contro il Fano aveva disputato una buona gara. Per quello ho pensato che fosse giusto riproporre gli stessi tre».

Quella contro la Maceratese sarà la decima di campionato com’è il suo bilancio?

«Per me il bilancio è positivo. Consideriamo che ci sono ancora tre, quattro giocatori ai box. Lo stesso Marchi di fatto l’abbiamo avuto solo per le prime tre giornate. Per questo dico che il bilancio è positivo. Magari ci sono state partite dove non meritavano di vincere e l’abbiamo fatto a altre dove abbiamo raccolto meno rispetto a quello che avevamo fatto».

In settimana c’è stato un lungo confronto negli spogliatoi. Cos’è emerso?

«Leggo poco i giornali ma poi mi riferiscono quello che viene scritto e allora voglio fare chiarezza: innanzitutto nello spogliatoio c’erano solo lo staff e i giocatori ma nessun dirigente. Poi la decisione di rimanere così a lungo nello spogliatoio è stata dettato solo dal fatto che pioveva e l’analisi sulla partita l’abbiamo fatta al chiuso anziché sul campo».

Teme di più gli avversari o i cali di tensione dei suoi giocatori?

«I miei ragazzi danno il massimo. Se giochi nella Reggiana hai più pressioni rispetto ad altre piazze, ma se vuoi giocare quì lo sai e forse qualcuno non è ancora abituato a questo. Per due volte abbiamo giocato dopo le altre con la possibilità di svoltare e a livello psicologico, questa cosa ha pesato».

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