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«Doppia vittoria in campo e sugli spalti»

di Riccardo Bellelli
«Doppia vittoria in campo e sugli spalti»

Menetti è soddisfatto: «Voglio ancora di più dobbiamo sistemare ancora molti dettagli»

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BOLOGNA. Soddisfatto. È questo il termine migliore per definire lo stato d'animo di Menetti dopo la vittoria contro Venezia.

L’allenatore reggiano però sottolinea due cose che a suo dire gli stanno particolarmente a cuore e non si tratta di questioni tecniche o tattiche: «La prima è l'atmosfera che si respirava al PalaDozza, una grande energia, ho sentito positività intorno a noi. Si è trattato di un esodo che normalmente solo il calcio riesce a fare. Vedere tutta questa gente è stata davvero una gioia. La seconda è la crescita della società in cui alleno da tanti anni. Organizzare la trasferta di 10.000 persone, di decine di pullman non è una cosa semplice. In questo vedo una Pallacanestro Reggiana che nel tempo è cresciuta, migliorata sotto tanti aspetti e sono orgoglioso di farne parte».

Si passa poi alla prova della squadra: «Una bella notizia è che la squadra è entrata in empatia, abbiamo avuto alti e bassi ma davanti ad una squadra forte come Venezia ci possono essere. Questo non toglie che abbiamo giocato una buona partita. Abbiamo avuto grandi protagonisti e piccoli protagonisti ma tutti sono emersi».

Cosa le è piaciuto in particolare?

«Siamo stati bravi a non farli mai entrare in ritmo, non abbiamo mai concesso canestri facili. Tutti hanno dato il proprio contributo. Però c'è una cosa che non mi è piaciuta tanto».

E sarebbe?

«La gestione dell'ultimo minuto e mezzo. Certo, per vincere andava bene così, però volevo qualcosa di più. Potevamo fare 4 punti in più che sarebbero stati importanti pensando alla differenza canestri e avrebbero dato la giusta dimensione alla nostra vittoria. Una palla sprecata Aradori e una Cervi che non so perché non ha schiacciato. L'ho detto ai ragazzi, sono dettagli che posso pesare in certe partite. Bene invece la gestione dei falli».

La difesa ha funzionato secondo le sue aspettative?

«Noi volevamo proteggere l'area. In qualche occasione ci sono state penetrazioni con scarico ma la palla non usciva con ritmo e loro avevano l'impressione di dover giocare un’azione quasi perfetta per poter liberare un uomo al tiro. Averli tenuti a 9/24 dall'arco, considerato anche il tiro da centrocampo, è la dimostrazione del buon lavoro svolto dai miei sul perimetro».

La mancanza delle coppe è un problema o un vantaggio per il suo lavoro settimanale?

«Le coppe sono un bene, servono per crescere e non parlare della fatica. Però se sapremo lavorare davvero bene in palestra, sia a livello individuale che di squadra, allora potremo utilizzare questa mancanza a nostro favore».

Con gli italiani protagonisti, gli stranieri qui sono un po’ dei comprimari?

«I nostri stranieri sono la chiave della stagione. Li abbiamo scelti per le loro attitudini, vedo come lavorano in palestra e sono contento. L'impatto di Needham e James sulla gara è stato importantissimo e Lesic ha dimostrato di poterci dare delle ottime alternative in difesa, specialmente sul pick’n’ roll, quando Cervi è in panchina. Con lui abbiamo un'arma in più».

Ora cosa si aspetta dalla sua squadra?

«Che rientri già domani in palestra a lavorare con il giusto impegno. Ci attende una trasferta difficile a Trento e dobbiamo arrivare preparati. Ho fatto ai giocatori un esempio ciclistico: noi siamo come un ciclista in fuga, dobbiamo continuare a pedalare al massimo senza alzare mai la testa dal manubrio, fino alla fine».

Per De Raffaele (coach del Venezia), «Reggio ci ha messo molta pressione, gli è stato anche permesso e questo ci ha fatto perdere altri palloni oltre a quelli che abbiamo regalato. Cervi all'inizio ci ha fatto davvero male. Nel secondo tempo abbiamo chiuso meglio in area su di lui, ma sono arrivati prima Aradori poi Della Valle a colpirci da tre punti».

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