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«A lavorare duro ho imparato da Rimas Kaukenas»

di Linda Pigozzi
«A lavorare duro ho imparato da Rimas Kaukenas»

Strautins alla sua prima vera stagione da protagonista «È un’emozione confrontarmi con grandi giocatori»

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REGGIO EMILIA. La festa del suo diciottesimo compleanno ha coinciso con il bagno di folla al pala Dozza per il big match con la Reyer Venezia: Arturs Strautins, taciturna guardia/ala lettone è alla sua terza stagione in biancorosso.

A luglio ha firmato un contratto quadriennale con la Pallacanestro Reggiana: il suo primo da professionista.

Quest’anno, dopo gli spazi conquistati negli scorsi campionati, lo staff l’ha voluto fortemente in prima squadra.

Silenzio ma estremamente determinato, Strautins si svela per la primissima volta.

Perché si è avvicinato al basket?

«Mi è sempre piaciuto giocare a pallacanestro, sia a casa sia con gli amici al parco. Poi a 7 anni ho iniziato a giocare in una squadra con l’allenatore e i compagni, da quel momento ho iniziato a coltivare seriamente la mia passione».

Che ricordo ha dei suoi primi allenamenti? Agli inizi pensava di poter un giorno diventare un professionista?

«Giocavo con ragazzi quattro anni più grandi di me e riuscivo a tirare e fare canestro. Mi mettevo alla prova con loro e mi divertivo molto. Poi, crescendo, prendendo parte ad alcuni camp, ho notato che alcuni agenti hanno iniziato ad interessarsi a me e ho intuito che avrei potuto fare davvero il giocatore di pallacanestro»

Il suo talento attirò sin da subito l’interesse di tanti club di tutta Europa, perché fra le diverse proposte ha scelto proprio quella della società biancorossa?

«La Pallacanestro Reggiana mi ha contattato tramite il mio agente. Avevo altre proposte ma avevo sentito parlare in modo estremamente positivo di questa realtà e non ho dovuto pensarci molto».

Ha avuto dubbi nel lasciare il tuo paese per affrontare giovanissimo questa avventura?

«Nessun dubbio. Arrivato qui, ho fatto tre giorni di allenamento e sono stato subito contento di essere qui. Avevo la speranza di rimanerci e così è stato. Avevo alcune proposte, ma la grande serietà di questo club mi ha subito impressionato e motivato a intraprendere questo viaggio lontano da casa».

Cosa c’è nella sua vita a Reggio a parte il basket?

«Ho tanti amici e sono soprattutto legati alla pallacanestro. Il vivere insieme qui in foresteria ci ha reso un gruppo ancor più unito».

Lo staff crede moltissimo in lei, tanto da inserirla in pianta stabile nel roster della prima squadra. Si ritieni fortunato nel sapere che c’è tanta fiducia su di lei?

«Molto. Avverto la fiducia di tutti e la disponibilità ad aiutarmi nel mio percorso di crescita».

OJ Silins lasciando Reggio il giugno scorso disse che lei era il suo erede. Che consigli le ha dato?

«All’inizio mi ha parlato molto di questa squadra e di questa città. Mi ha consigliato di lavorare duramente e di sfruttare al massimo tutti i mezzi di cui posso disporre allenandomi con questo staff».

Cosa ha significato allenarti per due anni e mezzo con un fuoriclasse come Rimnas Kaukenas? Le ha trasmesso un po’ della sua mentalità?

«Kaukenas è una leggenda del basket europeo. Devo dire un grande “Grazie” a lui per tutto quello che mi ha insegnato dentro e fuori dal campo. Ho imparato a lavorare duro, ogni singolo giorno, senza pensare se e quando mi sarei riposato. Mi ha preparato ad avere cura del fisico in modo da essere sempre pronto al meglio per giocare a basket».

Che emozione è per lei giocare in serie A?

«È una grande emozionoe, mi sto confrontando con grandissimi atleti e questo è un passo importante per la mia crescita».

In che cosa vorrebbe migliorare?

«Ho 18 anni appena compiuti e voglio lavorare su tutto. Non mi sembra giusto scegliere qualcosa, voglio diventare il giocatore più completo possibile».

Quali sono i suoi punti di forza?

«Realizzare punti».

Fra un annetto acquisirà lo status di “italiano di formazione”Aspira, in futuro, a vestire la maglia azzurra?

«No, sinceramente non ci penso. Nel mio cuore c’è la Lettonia e voglio continuare ad indossare la maglia della mia Nazionale».

Cosa le manca a Reggio del suo paese?

«Se potessi scegliere qualcosa da portare qui, sarebbe sicuramente la mia famiglia».

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