Gazzetta di Reggio

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Una vita di duelli con le “teste quadre”

di Alberto Fortunati
Una vita di duelli con le “teste quadre”

MANTOVA. Disgiunte dal Po per lo scorrere dell’acqua ma non solo: divise dalla lingua, dalla cultura, dall’identità, a volte persino dai gusti in cucina e nella vita d’ogni giorno ma alla fine capaci...

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MANTOVA. Disgiunte dal Po per lo scorrere dell’acqua ma non solo: divise dalla lingua, dalla cultura, dall’identità, a volte persino dai gusti in cucina e nella vita d’ogni giorno ma alla fine capaci di unire le forze se occorre, come in quel malefico 1951 o per il terremoto del 2012. Mantova e Reggio Emilia non potevano assomigliarsi al punto da annusarsi sperando di piacersi. Fra di loro c’era, c’è e ci sarà una rivalità destinata ad impregnare ogni ambito, dai massimi sistemi alla scelta dei dancing nei quali i nostri padri provavano a cercar morosa, a suo tempo anche noi ci avventuravamo con lo stesso fine e oggi i nostri figli (molto meno timidi) tentano di piantare la loro bandiera scrutando sull’altro fronte le performance dei nemici con le loro dame.

Il calcio è un fatto di costume, dicono i sociologi, e stavolta hanno ragione se è vero che gli astii d’ogni epoca penetrano anche nel pallone fino a renderlo spigoloso, quasi chiodato, di sicuro cattivo. Mantova-Reggiana, al di là dei tanti pareggini o vittoriette che si sono accatastati nell’archivio delle due società (il Mantova ha otto anni di più, visto che è nato nel 1911), è polemica, rancore mai celato, anzi sbandierato. È allergia al confronto sportivo, è smania d’imporsi, la categoria d’appartenenza non conta e come con il virus privo d’antidoto un comandamento si snoda inarrestabile lungo il ponte di Borgoforte, sugli argini che portano da Viadana a Gualtieri o che spingono Suzzara fin alle porte di Luzzara: «Purchè si vinca con la Reggiana» non è un modo di dire, è spesso il dogma vicendevolmente scambiato (mutando il nome del rivale in Mantova...) fra gli aderenti alle curve.

«Platan», «Curva Te», semplici sportivi della domenica serafici per natura, quando il calendario dice Mantova-Reggiana o viceversa cambiano fattezze, espressioni e sguardi per diventare persino isterici, quasi spiritati, prigionieri di un solo desiderio: «Battere le “teste quadre”». E chissà, nel frattempo, quante volte una sorta di macumba al lambrusco è stata recitata nelle osterie di ieri e di oggi, dai tifosi granata, purtroppo a volte persino infiltratisi nella Città del Premio, come più d’una volta hanno infelicemente cantato i fans del Suzzara. Il bilancio delle sfide dice che l’ultima volta è andata maluccio per il Mantova, con la batosta in casa 0-2 e un inutile 1-1 al Mapei, divenuto terra di proprietà del poco amato (dai reggiani) Sassuolo.

Il duello ricomincia quindi 37 settimane dopo quell’incontro di metà febbraio, con le squadre dalle ambizioni opposte ma con le tifoserie sempre preda della medesima voglia di dimostrare, gridare e cantare l’amore eterno per una maglia che, fosse soltanto per i due colori utilizzati, batte la detestata divisa rivale, tinta d’una cromia sola. In tempi di bovini stitici e tirchi (leggi classifica Lega Pro girone B) per trovare la grinta dei giorni belli ai malati del biancorosso è rimasto poc’altro da cercare.

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