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«Mantova e Reggiana meritano altre categorie»

di Primo Bertani
«Mantova e Reggiana meritano altre categorie»

Gaetano Salvemini ricorda le sfide con i granata quando giocava con i virgiliani «Sono da troppo tempo nei piani bassi, la Lega Pro stride con il loro blasone»

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Non usa giri di parole Gaetano Salvemini, un pezzo di storia del nostro calcio, per definire la partita fra Mantova e Reggiana. «È il derby dei poveri, per me è un dispiacere. Sono due città di tradizione, che meriterebbero tanto di più – confessa lapidario l’ex tecnico alludendo anche ai fallimenti dei due club –. Vivono entrambe da troppo tempo nei piani bassi della mediocrità. La Lega Pro stride con il loro blasone e il bacino di tifo».

Gaetano Salvemini, oggi 74enne, è stato per decenni sulla cresta dell’onda, prima da giocatore sino all’età di 37 anni, poi da allenatore su panchine importanti. Dal 2001 si è ritirato a vita privata e nonostante sia nato a Molfetta, figlio di un pescatore, si è stabilito nel cuore della Bassa reggiana, a Gualtieri, per stare vicino ad alcuni familiari. «Seguo ultimamente Mantova e Reggiana solo dai mezzi di informazione, non avendole mai allenate farò domani il tifo per entrambe».

In carriera, ad onor del vero, ha vestito la maglia del Mantova per due campionati, dal 1966 al 1968, quando era in serie A con il porta il leggendario Dino Zoff. «Molti tifosi ricorderanno la partita, ultima di campionato, quando battendo l’Inter 1-0 consegnammo lo scudetto alla Juventus. Fu una giornata nera di Sarti che non trattenne una deviazione di Gegè Di Giacomo».

È risaputo che Salvemini ha sempre avuto un ottimo rapporto di amicizia con Pippo Marchioro, tanto da venire a Reggio per una sfida di vecchie glorie.

Tra i suoi allenatori, in carriera, si segnalano personaggi istrionici, come Nereo Rocco ed Heriberto Herrea. In serie A Salvemini ha allenato con successo a Bari ed Empoli, dove lanciò il bomber Ekstroem. «I miei nipoti per vedere in zona una partita seguono ormai solo il Sassuolo. Erano allo stadio anche mercoledì contro la Roma».

«Mi viene in mente una partita nella bolgia del Mirabello, nel torneo 1965-66. Io giocavo nel Venezia – ricorda con nostalgia – vincemmo il campionato di Serie B e fummo promossi, così mi acquistò il Mantova. Quella Reggiana di allora faceva le scintille, era uno squadrone, all’altezza della gloriosa storia granata. C’erano Galbiati, Grevi, i fratelli Bertini e Recagni che ci fece gol su rigore».

Il fiume Po ha sempre custodito grandi rivalità calcistiche, anche in quarta serie, specie negli anni Settanta e Ottanta. Di qua il Guastalla del mitico Binacchi, con i vari Sforza e Capeti, il Reggiolo di Rossini, il Landini Fabbrico di Guercini e in tempi più recenti il Brescello di Alberici, Ruspaggiari e Otello Barbieri.

Sull’altra sponda la stella era il Suzzara, società a lungo competitiva, anche in serie C, il Moglia dei reggiani Bertetti e Papazzoni, il Viadana con il suo campo ricavato in zona golenale, spesso allagato durante le piene, per non parlare della nebbia, arbitro di molti incontri. Domani, tra i tifosi virgiliani e reggiani andrà in campo anche la nostalgia dei bei tempi andati.

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