«Lo sci dà grandi emozioni, spero di trasmetterle ai miei tifosi»
REGGIO EMILIA. Cominciamo dalla fine, dall’ultima copertina di "Vai Razzo, veloce e feroce!", il libro scritto da Giuliano Razzoli. «Io sono un uomo di sport. Non faccio un mestiere che possa...
REGGIO EMILIA. Cominciamo dalla fine, dall’ultima copertina di "Vai Razzo, veloce e feroce!", il libro scritto da Giuliano Razzoli.
«Io sono un uomo di sport. Non faccio un mestiere che possa permettermi di salvare la vita di una persona; che so, il medico, l’infermiere, il cooperante, il vigile del fuoco o chi sa cos’altro. Sono uno sportivo, mi nutro di emozioni in questa mia avventura lunga come tutta la mia vita e queste emozioni cerco di condividerle con coloro che mi seguono. Non so se le emozioni sportive possono aiutare a vivere meglio in questo momento di crisi economica, sociale e civile, mentre il mondo sembra in fiamme. Però io ci provo, provo a seminare in giro cose di cui ricordarsi con piacere, consapevole che senza emozioni la vita è priva del suo sale, un po’ come una pista che si sfalda».
L’olimpionico reggiano sintetizza così le motivazioni che l’hanno spinto a raccontare la sua vita e i suoi affetti. A soli 4 anni andava già come un razzo sugli sci, oggi è uno dei più grandi sciatori italiani di sempre, uno dei tre (con Piero Gros e Alberto Tomba) ad aver vinto un oro olimpico. Quante soddisfazioni ma quanti sacrifici. Le sfide sulla neve non hanno però cambiato il suo modo di vivere e leggendo la sua storia si ha la chiara impressione di “un trionfo della normalità”. Come sembra lontano il libro dell’interista Icardi che ha suscitato tanta confusione.
Il percorso sportivo (con l’Esercito) di Giuliano Razzoli è pieno di allori, tre titoli italiani, affermazioni in Coppa del Mondo, un titolo di Commendatore. Su sollecitazione dell’editore Luca Leone ha accettato di scrivere del mondo dello sci, di sfide sino all’ultimo salto ma anche dei valori che lo animano, dell’affetto per la montagna con cui ha un rapporto viscerale, profondo. «C'è un posto, da queste parti dove provo ogni volta sensazioni forti, profonde: è la Pietra di Bismantova». E poi ci sono le persone - in particolare la famiglia - che vivono la nostra, la sua terra. I ricordi che condivide con i lettori sono tanti, dai banchi di scuola ai primi scarponi indossati, alla fatica di tenersi in forma sfuggendo agli eccessi gastronomici. Il libro (Edizioni Infinito, 200 pagine, 15 euro) è arricchito da interventi di Alberto Tomba, Davide Labate e Marcello Marchi. (l.v.)
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