Soldi per svincolarsi e un caso di mobbing bufera sulla Bardiani
La sentenza del tribunale del Coni attesa nei prossimi giorni La svolta quando il campione Viviani ha parlato di Coledan
REGGIO EMILIA. Un presunto caso di mobbing nel ciclismo: il primo all’attenzione della giustizia sportiva italiana. Una vicenda che celerebbe, secondo le accuse, un sistema diffuso di doppi contratti, richieste di denaro agli atleti per svincolarsi e per passare dai dilettanti ai professionisti. Un’indagine delicata che coinvolge un ex ciclista della società reggiana Bardiani, il trevigiano Marco Coledan.
Il caso è giunto fino ai massimi organi della giustizia sportiva del Coni, che a giorni dovrà pronunciarsi sulle posizioni dei team manager di tre tra le principali squadre italiane di ciclismo, tra cui il reggiano Bruno Reverberi della Bardiani.
A dare una svolta all’inchiesta, denominata “Paga e corri”, il campione Elia Viviani, oro olimpico a Rio de Jainero. Il ciclista lo scorso giugno ha riferito alla procura del Coni quanto sarebbe accaduto al suo amico Coledan nel 2012 a Reggio. Viviani voleva portare nel suo team, la Liquigas, Coledan che era in scadenza di contratto con la Bardiani. A questo punto la società reggiana avrebbe chiesto al suo tesserato di versare una penale, quantificata in 20mila euro e successivamente in 40mila.
Viviani ha detto al procuratore del Coni che l’importo di questa penale non sarebbe stato chiaramente indicato e ha riferito che l’amico Coledan non sarebbe stato a conoscenza del fatto che per svincolarsi avrebbe dovuto pagare. Il diretto interessato in un primo momento non ha confermato le accuse, tanto che risulta anche lui tra i deferiti dalla procura generale del Coni. Successivamente Coledan ha invece parlato di mobbing e della questione se ne sta occupando anche la giustizia ordinaria. Il ciclista trevigiano sostiene che dopo la rinuncia della Liquigas a prelevarlo dalla Bardiani, sarebbe stato fatto oggetto di vessazioni di vario genere. «Non venivo convocato, subivo continui rimbrotti per il peso e lo stato di forma».
La vicenda è molto delicata. In che modo rimproverare un atleta si configura come mobbing? In quale circostanze chiedere il pagamento di una penale per il passaggio da una società all’altra è da considerarsi un comportamento non regolare, dato che è una pratica diffusa nello sport?
La procura generale Coni accusa i tesserati deferiti di aver violato l’articolo 1 del Regolamento di Giustizia federale della Federazione ciclistica italiana, dove tra l’altro si impone un comportamento «conforme ai princìpi della lealtà, della rettitudine e della correttezza anche morale in tutti i rapporti riguardanti l’attività federale e nell’ambito più generale dei rapporti sociali ed economici». I tesserati rischiano una sanzione che varia da un anno alla radizione. Ora la parola spetta al tribunale.
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