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«Vincere al Braglia ci darebbe la carica»

di Juri Panciroli
«Vincere al Braglia ci darebbe la carica»

Reggiana oggi alle 14.30 a Modena con una squadra rimaneggiata, il ds Andrea Grammatica non vuole cali di tensione

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REGGIO EMILIA. «È giusto andare avanti perché vincere aiuta a vincere, non è detto che ci si riesca ma dobbiamo rispettare noi stessi, la società ed i tifosi visto che anche questa sfida è un derby». Il ds Andrea Grammatica ha le idee chiare sul match di Coppa Italia di Lega Pro che attende oggi pomeriggio la Reggiana a Modena.

«Probabilmente il mister darà spazio a chi ha giocato meno ed a qualche giovane della Berretti per valorizzare il patrimonio, senza correre il rischio di incappare in infortuni perché lunedì c’è un avversario importante. Una vittoria al Braglia accrescerebbe l’entusiasmo visto che ora stiamo stringendo i denti ed avremo bisogno dei “10.000 del Mirabello” contro la Sambenedettese, cioè di un ambiente caldo e appassionato che sappia trascinare e dovremo essere bravi a crearcelo noi».

Tra l’altro ci sarà il patron Mike Piazza lunedì.

«Ci fa piacere la sua vicinanza ed il saperlo sempre informato su di noi. È molto equilibrato da uomo di sport qual è stato e riconosce il tipo di lavoro che stiamo svolgendo».

Finora è contento di questa squadra?

«Ad un quarto della stagione sì perché uno dei primi obiettivi era costruire una squadra giovane, con staff giovani, in ottica futura. Dobbiamo imparare a gestire certi momenti ma con tanti giovani in squadra l’indicazione è di poter migliorare».

Che voto dà al suo lavoro?

«Non mi piace valutarmi, saranno il campo e gli addetti ai lavori a farlo, ma il bilancio fino a questo momento è certamente positivo, considerando anche che mancano ancora effettivi importanti anche se, le loro assenze, hanno cementato il gruppo, poiché i primi a dispiacersi sono i compagni. Mai è stata detta una parola fuori posto, tutti lavorano all’unisono, il mister è un grande e lo si è visto nelle ultime due gare così come nella difficile trasferta a Venezia. Quando un match va sui binari della lotta la squadra risponde sempre “presente” e questo era un altro degli obiettivi preposti all’inizio della stagione, cioè vedere nei giocatori in campo uno spirito alla “Leo Colucci” onorando la maglia per i nostri tifosi che, come sabato a Mantova, sono straordinari. Difficile fare un bilancio su tutti gli acquisti perché chi viene chiamato in causa si fa trovare pronto nonostante ogni partita regaliamo agli avversari cinque giocatori».

C'è qualcuno che ha deluso?

«Delusioni clamorose non ce ne sono state, ma qualcuno è un po’ indietro perché arrivato a mercato terminato e nel suo club precedente non era più protagonista. Come ci eravamo prefissati abbiamo fatto un mercato in due fasi, in linea con lo sviluppo societario quindi un po’ rallentato, ed inoltre si è fatta qualche scommessa su giocatori conosciuti ma magari non ancora pronti dal punto di vista fisico per l’inizio della stagione».

La classifica del girone è veritiera?

«Me l’aspettavo più sgranata con Venezia e Bassano avanti di 3-4 punti rispetto alle altre. Il nostro obiettivo era di stare dentro le prime cinque quindi siamo soddisfatti, ma era soprattutto un augurio, perché credo che quelle due lì abbiano qualcosa in più, poi tra aprile e la prima domenica di maggio ci saranno sette gare e tutti i discorsi potrebbero essere messi in discussione».

Samb e Pordenone saranno due esami importanti?

«No perchè se fai bene queste due partite e poi sbagli il doppio turno casalingo sei da capo. Nel futuro non mi aspetto una Reggiana molto diversa nel suo Dna ma sarà quella che quando decide di accelerare sa fare gol in qualsiasi momento, quando c’è da gestire alcuni momenti farà più fatica ma magari colpisce come sabato. È il nostro stile e nel momento in cui potevi crollare hai vinto la partita. Bovo, Nolè, Mogos, Guidone, Rozzio sono tutti stati protagonisti nei gol e le posizioni con cui copriamo l’area nei corner caratterizza la nostra voglia di andare a far male. Dobbiamo solo migliorare la gestione di alcuni frangenti ma con l’età media intorno ai 25 anni ci sta di pagare qualcosa nell’immediato perchè alla lunga potrebbe pagare in freschezza».

La società si è spinta a dire Serie A in 5 anni: anche lei la pensa così?

«Nelle mie esperienze era sempre quello l’obiettivo fissato e so che lo scalino più grosso è la Lega Pro perché ci son pochi posti rispetto alle tante squadre. In Serie B puoi creare entusiasmo e in una piazza come Reggio puoi fare un mercato importante ma, ragionando nel lungo periodo, per ottenere questo obiettivo ambizioso è più probabile, purtroppo, fare più campionati di Lega Pro che di Serie B».

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