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«Quando ci sono io, voglio vincere»

di Cristiana Filippini
«Quando ci sono io, voglio vincere»

Il tecnico Colucci sul posticipo: «Con questi orari ci mancano i giorni di riposo»

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REGGIO EMILIA. È un Leonardo Colucci particolarmente loquace quello che si presenta alla vigilia di Reggiana - Sambenedettese. Parla di tutto: squadra, avversari, classifica e infermeria. E non manca una "frecciatina" verso il Sassuolo, peraltro senza mai nominarlo. L’inizio è riservato all'infermeria «Marchi sarà in panchina mentre Cesarini è convocato ma non è ancora pronto».

Questo è il primo big match che la Reggiana gioca in casa.

«L’avevo detto in occasione della trasferta di Mantova che lontano dal Giglio dobbiamo fare qualcosa di più, anche dal punto di vista caratteriale. Contro la Sambenedettese vedremo di che pasta siamo fatti».

I giocatori scesi in campo a Modena, l’hanno messa in difficoltà?

«I dubbi li ho sempre avuti. E questo grazie al fatto che ho dei ragazzi, dal primo all’ultimo, che si impegnano quotidianamente al massimo».

Conoscere già i risultati delle altre è un pro o un contro?

«Abbiamo giocato quattro partite in dodici giorni e altrettante ne giocheremo a dicembre in altrettanti giorni: stiamo mettendo i ragazzi alla prova. Ci saranno posticipi dovuti alla concomitanza con altre partite però è un dato di fatto quello di giocare al lunedì e poi tornare in campo dopo pochi giorni. Vengono a mancare i giorni di recupero, diventa difficile la gestione della settimana".

Si aspettava una Sambenedettese così?

"Questo è un campionato strano ed è equilibrato verso l’alto. Alla fine la spunterà chi riuscirà ad avere più equilibrio e pazienza».

A lei la società cosa ha chiesto?

«Non mi ha chiesto di andare in serie B. Mi ha chiesto di fare un ottimo campionato, ma io voglio sempre vincere».

Non mancano i detrattori verso il lavoro che sta facendo: come se lo spiega?

« A me piace parlare di calcio e non di pallone. Io sono affezionato a 24 giocatori. Detto questo anche io sbaglio e posso essere criticato. Quì vent’anni fa si criticava Carlo Ancelotti, il miglior allenatore del mondo, figuriamoci se non posso essere criticato io».

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