Gazzetta di Reggio

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Il Coni assolve il manager Reverberi

di Jacopo Della Porta
Il Coni assolve il manager Reverberi

La procura aveva chiesto due anni di sospensione per il boss della Bardiani Csf per aver chiesto soldi a un corridore

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REGGIO EMILIA. Una bolla di sapone. L’inchiesta “Paga e corri” sul mondo del ciclismo si è conclusa con l’assoluzione di tutti i manager coinvolti, tra cui il reggiano Bruno Reverberi della Bardiani Csf.

La procura del Coni ipotizzava che le società ciclistiche chiedessero soldi ai dilettanti per correre nei professionisti o per svincolarsi. Si parlava anche di un presunto caso di mobbing, di cui sarebbe rimasto vittima l’atleta Marco Coledan quando faceva parte della Bardiani nel 2012.

Ieri si è svolto l’atto conclusivo del processo sportivo a Roma. La procura del Coni ha chiesto due anni di sospensione per Bruno Reverberi, un anno e sei mesi per Gianni Savio, team manager della Androni; un anno per Angelo Citracca, team manager della Southeast, oltre a una nota di biasimo e a una multa di 5.000 euro per le tre società coinvolte. La procura aveva chiesto anche tre mesi di squalifica per Coledan.

Dopo due ore di camera di consiglio è arrivata l’assoluzione: le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni. La procura potrebbe presentare appello alla Corte d’Appello Federale, che però non entra nel merito ma si esprime soltanto su questioni di correttezza formale.

Nell’indagine “Paga e corri” la nostra provincia aveva un ruolo di rilievo. A giugno Elia Viviani, che poi si è laureato oro olimpico a Rio de Jainero, aveva riferito alla procura del Coni una vicenda che riguardava l’amico Coledan. Il campione voleva portare nel suo team, la Liquigas, Coledan che era in scadenza di contratto con la Bardiani. A questo punto la società reggiana avrebbe chiesto al suo tesserato di versare una penale, quantificata in 20mila euro e successivamente in 40mila. Viviani ha detto al procuratore del Coni che l’importo di questa penale non sarebbe stato chiaramente indicato e ha riferito che l’amico non sarebbe stato a conoscenza del fatto che per svincolarsi avrebbe dovuto pagare.

Il diretto interessato in un primo momento non ha confermato le accuse e per questo è stato deferito dal Coni. Successivamente Coledan ha invece parlato di un presunto caso di mobbing. Il trevigiano ha sostenuto che dopo la rinuncia della Liquigas a prelevarlo dalla Bardiani, sarebbe stato fatto oggetto di vessazioni.

L’accusa contestata dalla procura del Coni era di aver violato l’articolo 1 del Regolamento di Giustizia federale della Federazione ciclistica italiana, dove tra l'altro si impone un comportamento «conforme ai princìpi della lealtà, della rettitudine e della correttezza anche morale in tutti i rapporti riguardanti l'attività federale». Accuse che ieri sono cadute.

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