«Siamo la Reggiana dobbiamo vincere»
Mister Colucci: «Spanò è un leader ma devo fare delle scelte»
REGGIO EMILIA. Parola d’ordine: dimenticare Pordenone e ripartire. È questo il compito che attende Leonardo Colucci, ancora una volta alle prese con l’infermeria, con Ettore Marchi di nuovo fermo ai box.
«Ce ne capitano - esordisce il tecnico granata - ma non dobbiamo piangerci addosso anche se alla fine ne capitano davvero una dietro l’altra».
La settimana post Pordenone com’è stata?
«Fa parte del passato anche se quella partita ci ha aiutato a capire tante cose. Detto questo, abbiamo lavorato bene e i ragazzi hanno risposto in modo positivo. Ma non ho mai avuto dubbi perché il lavoro sul campo lo facciamo sempre al massimo».
Pronti quindi ad affrontare l’Albinoleffe?
«Sappiamo di affrontare una squadra in salute e che gioca bene. Ma noi siamo la Reggiana e faremo una grande partita».
C’è la consapevolezza di affrontare una squadra che non è nemmeno lontana parente di quella delle ultime stagioni?
«Basta dire che alcuni anni fa questa squadra ha disputato il campionato di serie B. Per questo dobbiamo avere profondo rispetto. Solo così ti prepari meglio alla gara».
Venendo alla formazione, con l’assenza di Marchi potrebbe cambiare qualcosa nel reparto offensivo a livello di modulo? C’è la possibilità di vedere Cesarini e Nolè alla spalle di una punta?
«Mi piacerebbe dire la formazione, ma in questo momento ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Per quanto riguarda Cesarini non ha ancora i novanta minuti nelle gambe e schierarlo dall’inizio vorrebbe dire già una sostituzione al sessantesimo. Sono tante le valutazioni da fare».
Facciamo una considerazione sui numeri: tredici giornate di campionato; due punti dalla vetta; tanti infortunati: avrebbe firmato all’inizio della stagione?
«Il percorso che stiamo facendo è quello giusto, un percorso di crescita. Ci sono parecchi giocatori nuovi, altri che non sono ancora potuti scendere in campo, altri che l’hanno fatto solo per poche partite. A questo proposito voglio citare Marchi perché è stato attaccato e non mi sembra giusto. È stato detto che è un lavativo e che è venuto qui a svernare, questo non lo accetto. Attaccateli su tutto ma non sulla professionalità. I miei ragazzi prima di essere giocatori sono uomini e sono il primo a sapere cosa hanno provato sabato dopo la sconfitta di Pordenone».
Ha detto che la sconfitta di sabato vi ha insegnato diverse cose: ce ne può dire una?
«Abbiamo commesso sei falli in novanta minuti: decisamente pochi. E questo è un dato che va al di là della tecnica e della tattica. Forse i troppi elogi ricevuti nelle ultime settimane ci hanno fatto perdere il contatto con la realtà».
Non è che siete arrivati a quella partita troppo “carichi”?
«Siamo arrivati bene a quella partita. Però se dopo tre minuti potevi già essere sotto di tre gol, il più era fatto».
Adesso intanto tornate nel vostro fortino che è lo stadio Giglio.
«È vero, ma già in tempi non sospetti avevo detto che fuori casa c’era qualcosa che non andava, ma ci stiamo lavorando per migliorare l’atteggiamento in trasferta».
Dopo tre vittorie consecutive e la sconfitta di Pordenone sono arrivate tante critiche: le danno fastidio?
«No, non mi danno fastidio. Io devo pensare all’equilibrio della squadra, poi le critiche fanno parte del gioco. Tante sono prevenute perché se faccio giocare un paio di giocatori automaticamente divento bravo».
Tipo il rientro in campo di Spanò?
«Averne giocatori così e con quell’umiltà, disponibilità e determinazione. È un leader silenzioso, si allena sempre a mille, non molla mai, è un esempio per tutti. Poi ci sono delle scelte da fare».
Ultima considerazione: come viene vissuta all’interno dello spogliatoio questa catena di infortuni?
«Intanto quando si fa male un giocatore, dispiace per lui e dispiace per il gruppo. Ma la reazione ai vari infortuni dimostra che questo è un gruppo sano».
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