«La strategia era attenderli e poi ripartire»
Mister Colucci elogia la disciplina dei giocatori «Sarebbe bene non prendere gol in trasferta»
REGGIO EMILIA. La visita di Gegio Sgarbossa all’ex compagno Leo Colucci crea scompiglio in sala stampa. I due ex compagni di squadra si abbracciano e scherzano, con Colucci che rievoca come rubò il posto a Sgarbossa nell’anno del della promozione in serie A. «La verità è questa - spiega il tecnico senza riuscire a trattenere una sonora risata -. Gegio era il capitano e giustamente era osannato, poi c’era Di Mauro che arrivava dalla Roma, De Napoli che aveva giocato con Careca, Maradona e Alemao e poi c’era Colucci che fino a due anni prima giocava in Interregionale. Il mister aveva trovato la quadratura del cerchio facendo fuori qualche vecchietto come Gegio e De Napoli. Per noi furono però di grande supporto, forti della loro esperienza».
Archiviato il “caso” Sgarbossa, qual è il suo commento sulla partita?
«Il giudizio è positivo e non può essere diversamente. I ragazzi hanno fatto una buonissima partita e hanno seguito alla lettera la strategia».
Quale era la strategia da seguire?
«Volevamo il palleggio dell’Albinoleffe per poter poi ripartire».
È grazie a questo che arrivano i due gol in contropiede?
«Avevo detto ai miei giocatori di stare in attesa sul centrocampo e poi fare delle ripartenze e andare a colpire dove il loro giocatore portava palla. Sono contento perché i ragazzi per l’ennesima volta hanno risposto presente, abbiamo vinto e non abbiamo subito gol in casa. Però ho ricordato loro che sarebbe bene non subirne neanche in trasferta. Mi devo ripetere ma si tratta di un processo di crescita».
Come spiega le scelte iniziali con Ghringhelli schierato a sinistra e Bovo in mezzo al campo al posto di Maltese?
«È giusto fare degli appunti anche quando si vince e non solo quando si perde. Adesso vi spiego queste scelte. Maltese era stato fermo per tre giorni ed è stato lui il primo a dire che non era al meglio. Ho pensato di schierare Bovo anche se so benissimo che quello non è il suo ruolo, anche se credo che abbia disputato una grande partita. Per quanto riguarda Ghiringhelli, loro da quella parte avevano Gonzi molto bravo nell’uno contro uno e ho preferito mettere Ghiringelli anche se so che per un destro non è facile giocare a sinistra. In più Giron è in un momento di difficoltà e non volevo metterlo ancora più in difficoltà».
Calvano, come ha giocato?
«È forte e non lo sa. Ogni tanto io e il direttore glielo ricordiamo. Contro l’Albinoleffe ha giocato con una frattura alla mano: questi sono i miei ragazzi. Questa è la miglior risposta alle critiche che vengono mosse verso i miei giocatori».
Il Parma prende quattro gol in casa contro il Padova: ma che campionato è questo?
«Noi abbiamo perso a Padova e qui si è celebrato il funerale. Abbiamo vinto contro la Sambenedettese e subito a notare che si trattava di una squadra che l’anno prima era in serie D. È un campionato da giocare fino alla fine, partita per partita».
Alla luce anche di questa ennesima vittoria tra le mura amiche, esiste un problema trasferta?
«Sicuramente fuori casa, e lo so, facciamo fatica anche se sbaglio la formazione. Ma prima o poi la azzecco».
Come mai è così puntiglioso?
«Per 25 anni ho sempre lottato e la miglior definizione di me l’ha data un giornalista poco tempo fa: “Coluccci amava giocare nella bolgia”. In queste cose ci bagno il pane».
Raffaele Nolè e Andrea Bovo come stanno?
«Hanno preso delle botte. Sono traumi da contrasto, nulla di muscolare. Quando chiedo ai ragazzi di andare forte loro lo fanno ed è logico che un conto è una botta se vai ai trenta all’ora, un conto è una botta se vai ai centocinquanta all’ora».
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