«Buon finale dopo una gara giocata male»
Coach Max Menetti coglie il lato positivo «Una bella reazione nell’ultimo quarto»
REGGIO EMILIA. E’ stata una partita sofferta per il pubblico ma anche per Max Menetti che al fischio finale ha tirato un sospiro di sollievo. La sua Grissin Bon non ha giocato in modo brillante come ad Avellino, ha sofferto, ha rischiato ma ce l’ha fatta. E’ stata una vittoria importante per la classifica ma anche per la storia come ha ricordato al termine: «È la serie più lunga di successi consecutivi ottenuti dalla nostra società in serie A, sette vittorie».
Una vittoria senza brillare?
«Non abbiamo giocato bene come nell’ultimo mese e mezzo, ma siamo stati bravi nella difficoltà a portarla a casa. La prestazione sottotono non so quanto è stata demerito nostro e quanto è stato merito loro, la guarderò e vedrò cosa non ha funzionato. In parte potrebbe essere scattato quel meccanismo psicologico che fa si che dopo una vittoria a casa di Avellino, giochi con meno carica in casa contro una squadra sulla carta più abbordabile come Pesaro».
Cos’ha visto di positivo?
«Di positivo c’è la voglia con cui hanno giocato i ragazzi nell’ultimo quarto, e la reazione che hanno avuto nel momento di difficoltà».
Cosa dice del terzo quarto? Il momento di maggior sofferenza della squadra.
«Abbiamo concesso troppi secondi possessi e abbiamo sofferto molto gli uno contro uno. Loro hanno americani che sanno penetrare e far canestro. Abbiamo giocato con poco ritmo, un basket quasi camminato ma conoscendo Bucchi, so che è bravissimo, specie in trasferta, a non far fare agli altri quello che vogliono».
Contro una squadra che non tira bene da tre, potevate chiudere di più l’area?
«In realtà abbiamo provato a farlo, specie con Cervi, ma i loro giocatori sono bravi a prendere contatto con i lunghi avversari e far canestro lo stesso. Non si fanno intimidire. Ho escluso la zona perché saremmo sembrati rinunciatari e poi non abbiamo le caratteristiche giuste per farla».
Parlando dei singoli, tanti meriti vanno a Needham col suo canestro da tre?
«Coi sacrifici che fa in difesa e la disponibilità che mostra sempre verso la squadra, è giusto che si prenda anche delle responsabilità in attacco, sono ben accette. Ne abbiamo bisogno».
In una partita dove si è giocato anche sulla baraonda, serviva uno come Delroy James?
«La panchina ci ha dato molto, James è il re del lavoro intangibile e in una gara dove c’era da sporcarsi le mani per vincere, ci è stato utilissimo, ma anche ad Avellino credo che sia stato decisivo».
Che scelte ha fatto negli ultimi due minuti per cercare di vincere?
«La collaborazione tra la guardia e Cervi non funzionava quindi l’ho tenuto in panchina. Con James negli ultimi possessi mi sono preso un rischio ma ha funzionato».
PIERO BUCCHI. L’allenatore della Consultinvest Pesaro è rimasto soddisfatto dei passi avanti della sua squadra nonostante la sconfitta.
Quello che gli è piaciuto meno è il metro arbitrale: «Non abbiamo capito l’arbitraggio. A Reggio mi pare che siano stati fischiati pochi falli considerato come difendevano forte. Alla fine 28 tiri liberi per loro e solo 12 per noi, qualcosa non quadra, mi riguarderò le immagini».
Nel finale l’esperienza ha fatto la differenza secondo Bucchi: «Abbiamo giocato bene per 39 minuti poi negli ultimi 60 secondi abbiamo commesso due ingenuità che ci hanno condannato. D’altra parte siamo una squadra giovane e inesperta, gente come Aradori o Della Valle certi errori non li avrebbero fatti».
Una menzione va Jarrod Jones: «Dopo due allenamenti gli ho chiesto come mai non era in Eurolega. Per me ha tutto per giocarci: tira da fuori, sa mettere palla a terra, prende rimbalzi, è stata davvero una bell’acquisto».
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