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«Sapevamo sarebbe stata dura ma alla fine il collettivo ha vinto»

di Roberto Tegoni
«Sapevamo sarebbe stata dura ma alla fine il collettivo ha vinto»

Derek Needham si è preso la responsabilità della bomba che sull’80 pari ha indirizzato l’incontro «Sono in grado di segnare con continuità, anche se a questa squadra serve di più la mia difesa dura»

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REGGIO EMILIA. Sull’80 pari, palla a Needham che lascia andare verso il canestro una bomba che traccia un solco decisivo tra la sua Grissin Bon e la Consult Invest Pesaro. Si rompe lì l’equilibrio di un match che all’intervallo lungo sembrava avere già un vincitore, poi causa un terzo quarto disastroso gli ospiti si sono fatti sotto portando ad una sfida punto a punto la Grissin Bon. Ci ha pensato quindi un Derek Needham sempre più leader all’interno della Pallacanestro Reggiana a riportare la vittoria in direzione dei ponti di Calatrava

«Sapevamo che sarebbe stata una partita difficile per noi - commenta a caldo il play - perché venivamo da una bella e faticosa vittoria in trasferta ad Avellino e quindi non avremmo dovuto sottovalutare una formazione come Pesaro che è una squadra molto solida. Conoscevamo le loro caratteristiche, ma sono riusciti a metterci in difficoltà soprattutto nella parte iniziale e nel terzo quarto».

Nell’ultimo quarto, Reggio è comunque stata brava a riprendere in mano una partita che sembrava pian piano scivolare via dalle mani reggiane. Un compito sicuramente impegnativo sotto il profilo delle energie fisiche e mentali: «Non è stato facile - ammette il playmaker biancorosso - ma siamo una squadra che gioca insieme e insieme sta bene anche fuori dal campo, quindi questa partita l’abbiamo vinta grazie all’apporto del collettivo. Perché, bene o male, non stavamo espimendo la nostra miglior pallacanestro. Ognuno di noi non stava offrendo una grande prestazione, quindi il collettivo è quello che ci ha permesso di avere la meglio su Pesaro».

Il playmaker americano era conosciuto e apprezzato a Reggio per le sue giocate difensive e per il forte pressing portato ai palleggiatori avversari. Ieri sera, oltre al solito apporto nella metà campo difensiva, la squadra di coach Menetti ha riscoperto il Derek Needham che si è preso in spalla la squadra nel momento in cui la sfida stava entrando nella fase decisiva e l'ha portata alla vittoria quando il pallone iniziava a pesare come un macigno. Non solo il collettivo quindi, ma anche le giocate dei singoli che nel finale hanno fatto la differenza: «È vero, questa è stata la mia serata, anche se devo ammettere che durante l’arco dei quaranta minuti ho sbagliato qualche tiro aperto che di solito metto - osserva il giocatore con la canotta numero 5 -. Poi ho visto che i mie compagni non erano in ritmo come sempre e allora mi sono preso le mie responsabilità anche sul finale. È andata bene così».

Needham spiega tuttavia che non è nuovo a partite come questa, nella quale sa dare non solo un pesante contributo difensivo, come ha già fatto nelle sue precedenti esperienze prima dell’arrivo in Italia anche se, difendere duro, è uno degli aspetti del gioco che predilige: «Da quando sono in Italia, questa è stata forse la mia migliore prestazione dal punto di vista balistico - spiega il play americano - però io sono in grado di trovare con continuità la via del canestro, posso segnare e fuori dall’Italia l’ho già fatto. Però mi piace difendere duro, soprattutto in questa squadra, nella quale ci sono tantissime altre bocche da fuoco. Quindi so che il mio contributo lo posso dare in questo modo, soprattutto in difesa. Però quando serve, so anche fare male in attacco. Se preferisco il ruolo di playmaker o di pointguard? Entrambi - conclude - tutto dipende da come si mette la partita e quindi io posso adattarmi nell’uno o nell’altro ruolo».

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