Nuoto, il campione paralimpico Casali in vasca con i normodati
REGGIO EMILIA. Aveva chiuso la stagione 2015-16 con due ori Europei nei 400 e nei 1500 stile libero. Per questo l’ottima prestazione, anche se senza medaglia finale, al “5° Trofeo Città di Reggio” ha...
REGGIO EMILIA. Aveva chiuso la stagione 2015-16 con due ori Europei nei 400 e nei 1500 stile libero. Per questo l’ottima prestazione, anche se senza medaglia finale, al “5° Trofeo Città di Reggio” ha fatto passare in secondo piano il vero muro abbattuto dal nuotatore di Castellarano Kevin Casali. Il 23enne nuotatore paralimpico, portacolori della Tricolore Reggio, ha infatti gareggiato nei 200 stile libero, affrontando sulle otto vasche da 25 metri, atleti normodotati. Una autentica rarità, visto che Kevin non è _ ancora _ tesserato con la Federazione Italiana Nuoto ma che, grazie alla caparbietà ed all’abnegazione del suo allenatore, Alessandro Cocchi, ha ottenuto una “wild card” per potersi cimentare con ragazzi privi di disabilità. Essendo l’appuntamento andato in scena due settimane fa nell’impianto reggiano, un trofeo e non un impegno ufficiale Fin, Casali ha potuto provare questa nuova esperienza, partita con la preparazione da diverse settimane. Atleta tesserato Fisdir e Finp, Casali in altre Regioni italiane avrebbe già da tempo potuto cimentarsi con altri coetanei non necessariamente disabili. A Reggio, va precisato, ha tuttavia gareggiato con ragazzi di 3-4 anni più giovani, ma questo non toglie significato e valore alla prova di un atleta che ha dimostrato di essere in grande crescita e pronto a provare a giocarsi tutte le carte in vista delle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020. Il 2’08” finale (vicinissimo al suo personale di 2’07”) nella batteria che ha vinto, diventano quindi secondari per il portacolori della società del Presidente Ettore Pacini che da oltre 30 anni lavora affinchè gli atleti disabili escano dall’ombra per praticare qualsiasi disciplina sportiva ed il nuoto in particolare. E quando Kevin Casali, otterrà la tessera Fin, potrà davvero contribuire ad abbattere anche l’ultimo luogo comune che vuole i disabili costretti a cimentarsi solo con atleti ugualmente disabili e non, più semplicemente, con altri atleti.
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