Reggiana, la caccia ai talenti del futuro è aperta
Il capo degli osservatori Alberto Bertolini: «Stiamo strutturando una rete di collaboratori in Italia e guardiamo all’estero»
REGGIO EMILIA. La Reggiana, che ha un’età media della rosa di 24,7 anni, martedì in Coppa Italia a Venezia ha schierato tre ragazzi della Berretti classe ’99. Dietro al mantra del “puntare sui giovani”, che molti professano, ma pochi praticano con coerenza, c’è un grande lavoro nel settore giovanile e ovviamente sullo scouting. La caccia ai talenti del domani è una delle priorità della società di via Mogadiscio e il compito da questa stagione è stato affidato ad Alberto Bertolini.
Il capo degli osservatori prima di approdare alla Reggiana ha lavorato per il Southampton, club di Premier League. Malato di calcio, patito di quello inglese, Bertolini ha trasformato la sua grande passione in un lavoro, nella sua città, nella squadra che ama fin da quando è bambino (l’altra è il Manchester United). «Una bella soddisfazione, è innegabile», scherza il diretto interessato.
Qual è l’obiettivo del settore scouting della Reggiana?
«La ricerca costante di giocatori con un potenziale tecnico ma anche economico. Un giocatore che possa dare una mano alla squadra e aumenti la patrimonializzazione della società».
Insomma, spendere poco e ritrovarsi giocatori forti. Come vi siete attrezzati per questo obiettivo?
«Dall’inizio della stagione avremo seguito più di 200 partite e visionato altrettanti video. Abbiamo formato degli osservatori che collaborano con noi. Una rete che opera in Italia, nei vari campionati. La Reggiana crede in questo lavoro e ha investito anche in strumenti tecnologici».[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:sport:1.14463285:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.14463285:1649774973/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Quali?
«Utilizziamo un software gestionale, che permettere di confrontare i dati raccolti dai collaboratori. Abbiamo un sistema che ci permette di visionare qualsiasi partita trasmessa in tv e fare ricerche sui singoli giocatori. Sono i migliori strumenti utilizzati in questo campo e che ci permettono di seguire anche campionati esteri».
Torniamo agli osservatori. In base a cosa un giocatore viene segnalato?
«Nella formazione che facciamo ai collaboratori insegniamo a considerare determinati parametri: forza fisica, mentale, bravura nell’uno contro uno, e tanto altro. In questo modo cerchiamo di darci uno standard. Passiamo tutti i fine settimana in giro per gli impianti sportivi, poi in settimana lavoriamo su quanto abbiamo raccolto».
Quando vedremo il frutto del vostro lavoro?
«In parte lo state già vedendo. C’è dello scouting anche nella rosa di questa stagione. Scouting non vuol dire soltanto trovare un giovane sconosciuto. Ma capire se i giocatori in circolazione si adeguano all’idea di squadra che si ha in testa».
A proposito, il capocannoniere Jacopo Manconi chi lo ha scoperto?
«Io l’avevo seguito nel 2013 per il Southampton. Il ds Andrea Grammatica ne apprezzava le qualità».
Un lavoro di squadra, quindi.
«A proposito di squadra ci tengo a dire che sono affiancato da Paolo Martini, coordinatore dello scouting del settore giovanile e Massimo Montechiesi, analista video e osservatore per la prima squadra».
Ogni tifosi sogna il colpaccio. Lo sconosciuto che si dimostra fenomeno...
«Abbiamo tanti giocatori nel mirino. Giovani nei quali crediamo. Quando si aprirà il mercato, se la società riterrà di dovervi far ricorso, faremo i nostri nomi. Il nostro compito è conoscere i giocatori, seguirli ed essere pronti quando e se la società chiede un determinato profilo».
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