«Dopo una gara l’idea è arrivata dal direttore generale Manghi»
REGGIOO EMILIA. «Scherzando, ma neanche troppo, dopo una partita di rugby Roberto Manghi, direttore generale del club reggiano, mi ha proposto di fare un inno per i Diavoli e io ho sposato subito l’id...
REGGIOO EMILIA. «Scherzando, ma neanche troppo, dopo una partita di rugby Roberto Manghi, direttore generale del club reggiano, mi ha proposto di fare un inno per i Diavoli e io ho sposato subito l’idea con entusiasmo. Io e i Tokio quindi abbiamo cominciato subito a trovarci nella mia sala prove e abbiamo creato l’inno dei Diavoli».
Così racconta Gigi Cavalli Cocchi, percussionista dei Tokio, la nascita dell’idea dell’inno dei Diavoli, invitato alla Canalina in occasione delle partite casalinghe del Conad Reggio vista la collaborazione delle due realtà per la raccolta fondi pro Sudafrica.
«Il brano ha un potere dirompente e, secondo me, ben rappresenta lo spirito del rugby e in particolare del Rugby Reggio - continua - L’idea della ritmica è quella di unire due aspetti. Il primo è quello della potenza fisica e quindi c’è una forte componente di rock, il secondo è quella della ritmica tribale che ci rimanda al Sudafrica. Il risultato è una sovrapposizione di suoni che crea una tessitura, una melodia assolutamente coinvolgente. Antonella Gualandri poi mi ha dato una mano per i contenuti legati al rugby visto che io fino a poco tempo fa ero estraneo al mondo di questo sport, cercando di comunicare a pieno quali sono i valori del rugby».
Chiari i concetti.
«La forza, la lealtà, il sostegno, l’apertura verso gli altri, credo che queste siano le componenti che denotano il rugby come uno sport diverso e più umano di tanti altri. Forse addirittura più puro. Abbiamo anche utilizzato nel testo i cori che abbiamo sentito sugli spalti allo stadio, i quali io ho trovato particolarmente esaltanti. Ci siamo divertiti a lavorare a questo brano. Siamo rimasti fin da subito folgorati dall’energia del rugby e in particolare della squadra rossonera. Così abbiamo deciso di coinvolgere in prima persona i giocatori nel video della canzone e nel ritornello che viene cantato direttamente dagli atleti. Ci hanno trasmesso un grande senso di appartenenza reciproco e devo dire che sono stati molto bravi. Sugli spalti ci hanno contagiati con la loro forza ed è stato per noi emozionante lavorare con loro».(g.d.b.e.)
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