Frosini: "Grissin Bon in finale? Non è scontato ma ci proveremo"
Il direttore sportivo biancorosso stende il bilancio dopo dieci gare giocate
REGGIO EMILIA. Dieci gare, un terzo del campionato già finito in archivio e un secondo posto d’oro di cui andar fieri. A stendere il bilancio del percorso della Grissin Bon, quando i valori del campionato si stanno definendo e ha un senso fermarsi a riflettere, è il ds Alessandro Frosini. Equilibrato, certo, ma capace pure di assestare ad arte stoccate ai critici e smontare pure qualche luogo comune.
«Otto vittorie e due sole sconfitte sono un bel ruolino di marcia - dice - e, cosa importante, siamo secondi giocando una buona pallacanestro, magari non bellissima nelle ultime uscite ma concreta».
Otto vittorie. «Siamo stati molto bravi a vincere otto partite - incalza -. All’inizio della stagione, guardando il calendario, non pensavo fosse possibile. Abbiamo vinto in casa con due grandi come Sassari e Venezia, squadre costruite per puntare in alto, e abbiamo vinto in una trasferta dura come quella di Avellino. Qui la squadra ha giocato con grande personalità contro un’avversaria ben attrezzata. Ma siamo stati bravi anche a vincere a Trento e a Brindisi». E i due ko? Non ne fa grossi drammi, il direttore sportivo biancorosso. «Con Brescia , col senno di poi, dico che avremmo potuto essere più aggressivi, poi la gara s’è decisa nel finale sugli episodi». E pure la caduta all’esordio nell’arena di fuoco di Caserta, avendo presente il percorso compiuto in seguito dai campani, «può essere ridimensionata», spiega Frosini. Che avverte: «Noi adesso guardiamo avanti: a Varese, domenica, campo caldo dove non è assolutamente facile vincere. Dovremo essere bravi a rimanere lì con la testa. Poi saremo a Torino e quindi, dopo Natale, aspettiamo in casa Milano. Non sarà finita perché dopo ci aspettano a Pistoia, altra trasferta dura».
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La crescita. Un poker di gare da affrontare con la guardia ben alta e una certezza che il ds non vuole si dimentichi. E cioè che: «Questa Grissin Bon ha ancora margini di miglioramento. Mi riferisco a James che ci auguriamo possa giocare meglio. È in un momento di difficoltà personale, in cui non riesce a dare il proprio contributo a livello offensivo. In difesa si sbatte, ma non è facile per un giocatore che è abituato a giocare un basket completamente diverso dal nostro, entrare e spostare gli equilibri».
Tempo a James. «Credo che Delroy abbia bisogno ancora di tempo e noi glielo concederemo, anche perché la squadra sta girando bene. Lo stesso Lesic possa fare passi avanti a livello caratteriale, di consistenza e di presenza in campo nella parte difensiva. Le prossime quattro partite saranno un buon banco di prova per tutti. Menetti sta cambiando un po’ il ruolo di Lesic e James e mi sembra una forzatura che dall’esterno si dica che la squadra sia da cambiare a tutti i costi, visto che stiamo giocando bene e stiamo vincendo. Dobbiamo cambiare il focus, relativamente a questi due giocatori». E il riferimento è chiaro. È al consunto luogo comune dello “straniero” che deve spaccare sempre e comunque.
«C’è l’idea che, in quanto stranieri, James e Lesic debbabo fare la differenza. La realtà è che abbiamo tanti italiani che la sanno fare. Costruendo il team abbiamo dovuto trovare giocatori che non volessero essere a tutti i costi protagonisti. Poi il mercato lo tengo sempre d’occhio: è il mio lavoro».
Idee sbagliate. «Ciò che voglio è che non esistano idee sbagliate riguardo a questa squadra. Perché le finali scudetto non è che passano tutti gli anni e non è scontato arrivarci. È però ovvio che non dobbiamo fermarci. Dobbiamo migliorare e vedere dove possiamo arrivare. In ogni caso aver vinto otto gare ci fa ben sperare per il futuro».
Dieci su dieci. Ad alzar lo sguardo si vede Milano che ha già fatto capire - ce ne fosse stato bisogno - chi è e cosa vuole. Il suo dieci su dieci non può non essere considerato.
«Mi sarei meravigliato del contrario - chiarisce Fro -. Milano per l’organico che ha, per il campionato italiano è impressionante. È una squadra costruita per l’Eurolega, anche se qui non è ancora competitiva, quindi vuol dire che non è ancora riuscita a trovare gli equilibri interni per poter essere forte anche in Europa. A oggi, in Italia, penso che sia battibile sulla partita singola, ma in un playoff a sette la vedo una cosa impossibile, poi noi ci speriamo e lavoriamo e lavoreremo per fare il meglio possibile. Ora non so dire quale sarà...».
L’affaire Ale Gentile. A scuotere l’ambiente meneghino, l’affaire Alessandro Gentile che, dopo il clamoroso divorzio dall’Olimpia, da più parti è stato accostato o alla Pallacanestro Reggiana. Verità o leggenda?
«Ci fa piacere che uno dei migliori giocatori italiani sia in qualche modo stato accostato a noi, ma la realtà è che non è mai esistita una trattativa, né ci sono mai stati contatti per portarlo a Reggio».
Guardarsi le spalle. Se davanti c’è la divina Milano, dietro, a pressare, Venezia e Avellino, rampanti e ambiziose almeno quanto la Grissin Bon.
«Venezia è stata pensata per giocarsi la finale con Milano, l’ho detto già in preseason. Non è partita bene, ma è stato bravo De Raffaele ad aggiustare le cose e a lavorare anche nei momenti di difficoltà».
«Avellino, che io reputo una squadra ben costruita e ben allenata da Sacripanti, sta forse pagando il doppio impegno ma sta mettendo tanta consapevolezza all’interno del gruppo di lavoro. Poi c’è Sassari che sta provando a cambiare qualcosa, che è sul mercato per provare a rimanere sull’alto livello».
«Lavoriamo tutti per migliorarci e per vincere - chiude - ma sappiamo che il campionato si giocherà ai playoff e arrivarci nella miglior posizione e condi
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