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Leonardo Colucci

«Dal punto di vista caratteriale ci manca qualcosa»

di Cristiana Filippini
«Dal punto di vista caratteriale ci manca qualcosa»

Leo Colucci è il primo a recitare il mea culpa. «Non è un problema di modulo o di giocatori - chiarisce subito il tecnico granata - e ci può stare di prendere gol dopo due minuti, ma restano 95...

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Leo Colucci è il primo a recitare il mea culpa.

«Non è un problema di modulo o di giocatori - chiarisce subito il tecnico granata - e ci può stare di prendere gol dopo due minuti, ma restano 95 minuti da giocare. E poi, e succede da po’, abbiamo perso anche molti duelli».

Come si spiega questo tracollo?

«Quando c'è da giocare a calcio giochiamo a calcio, ma quando c'è da metterla sulla battaglia facciamo fatica. Non mi sbagliavo quando dicevo che la partita con il Forlì era una partita importante. Si sente sempre parlare di quella partita (il riferimento alla gara contro il Parma è chiaro, ndr) ma prima abbiamo la gara contro la FeralpiSalò dove tra l'altro mancherà qualche giocatore acciaccato».

Adesso cosa succede?

«Dobbiamo leccarci le ferite e iniziare subito a preparare la prossima gara».

Può tornare la psicosi da trasferta che sembrava scomparsa dopo la gara di Gubbio?

«Se devo essere intellettualmente onesto, a Gubbio potevano prendere almeno quattro gol nel primo tempo. Ci facciamo spesso abbindolare dal risultato finale».

Esclude che questa sconfitta sia legata la modulo?

«Lo escludo. Noi per tre mesi e mezzo ci riconoscevamo in certo sistema di gioco che poteva essere il 4-3-2-1 o 4-3-1-2 sia in fase di possesso che di non possesso. Avevamo una squadra che si riconosceva. Adesso in queste due partite, anche se a Gubbio il risultato ci ha premiato, abbiamo concesso tanto perché non ci riconosciamo. Vedi i due gol che abbiamo preso a Forlì: non possiamo lasciare due uomini liberi in area nonostante si giochi a cinque».

Però fa male perdere contro l'ultima della classe.

«Forse non siamo pronti. Gli addetti ai lavori dicono che siamo la miglior squadra e conviene anche agli altri sostenere questa tesi».

Bastano due giorni per ricaricare le pile?

«Bastano anche se noi dobbiamo ricaricarle sempre sotto l'aspetto mentale. Dal punto di vista caratteriale ci manca qualcosa e i ragazzi lo sanno».

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