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«Una gara che dà forza Si gioca per la città e lo stadio sarà pieno»

di Andrea Munari
«Una gara che dà forza Si gioca per la città e lo stadio sarà pieno»

REGGIO EMILIA. Il suo nome è marchiato a fuoce nella storia della Reggiana, tra coloro che hanno esercitato un ruolo da veri protagonisti nella scalata all’olimpo del calcio da parte della società...

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REGGIO EMILIA. Il suo nome è marchiato a fuoce nella storia della Reggiana, tra coloro che hanno esercitato un ruolo da veri protagonisti nella scalata all’olimpo del calcio da parte della società granata e hanno poi conquistato un’incredibile salvezza a San Siro, il 1 maggio 1994 davanti a più di diecimila reggiani in festa. Beppe Scienza però era in campo anche in occasione dell’ultimo derby vinto contro il Parma, con quel 2 a 0 targato Massimiliano Esposito e Michele Padovano. Una partita che non è come tutte le altre, che la città e i tifosi aspettano con trepidazione fin da molti giorni prima del momento il cui il match prende il via. Questo i giocatori lo sentono, lo respirano tra le vie cittadine: «Il derby è un’emozione unica, quasi indescrivibile - esordisce Beppe Scienza - non è una partita che si esaurisce nell’arco dei novanta minuti di gioco perchè c’è una città intera che vuole la vittoria e il risultato finale, se positivo, può davvero farti volare in alto. Nel ’94 inoltre il gol dell’uno a zero scaturì proprio da una mia punizione deviata, solo che allora non veniva assegnato l’autogol e quindi manca il mio nome nel marcatori di questa bellissima sfida».

A Reggio ormai non si parla d’altro da settimane, come se le altre sfide non esistessero.

«Il mio unico rammarico è che questa sfida si giochi in Lega Pro, mentre credo che meriti ben altri palcoscenici per l’entusiasmo che riesce a trasmettere in entrambe le piazze».

Come fu il suo avvicinamento al derby nel 1994?

«Arrivavamo a quella partita in un momento complicato, dove sapevamo che avremmo dovuto fare qualcosa di importante per provare ad inseguire il sogno della salvezza. Il derby in un primo momento venne rinviato per un infortunio all’arbitro e quando lo rigiocammo arrivò in un periodo che ci vide scendere in campo in casa per tre gare consecutive. Vincemmo il derby e, successivamente, anche le due partite dopo».

Il post partita?

«È stato bellissimo, perchè tutti i tifosi erano felici e noi eravamo consapevoli di aver conquistato un risultato importante per tutta la città. Credo che sia stata quella sfida a darci la spinta per arrivare poi a conquistare l’incredibile salvezza a San Siro».

Al momento quella rimane l’ultima vittoria della Reggiana.

«Sono passati davvero tanti anni. La vittoria nel derby è sempre importante perchè accresce ancora di più l’entusiasmo di una piazza come Reggio alla quale basta veramente un niente per infiammarsi ed essere trascinante per i giocatori in campo. Non bisogna però perdere di vista tutto il resto del campionato e credo che i granata arrivino alla partita in un momento favorevole dopo la vittoria contro la Feralpisalò che è una squadra forte. Se mercoledì sera la Reggiana ha vinto vuol dire che ha valori importanti».

Non sembra ma il derby vale tre punti come le altre gare.

«Nella testa del tifoso però se si vince questa sfida la sconfitta di Forlì passa in secondo piano. In questo momento è importante vincere per alimentare la classifica e chiudere bene il 2016 per conquistare l’obiettivo finale».

C’è il rischio che i giocatori sentano troppo la tensione?

«Non credo o quantomeno non deve essere così se si vuole fare i calciatori perchè a fine stagione si spera di giocare per obiettivi importanti. A noi il derby aveva dato una grande forza perchè giochi non solo per te stesso ma per l’intera città e per la gente che verrà sicuramente in gran numero allo stadio».

Ci si aspetta uno stadio quasi al completo.

«Lo immagino e sarà davvero emozionante quella partita, perchè da entrambe le parti crea grande entusiasmo. Spero che tra un paio d’anni si possa rigiocare in categorie superiori per il fascino che ha».

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