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«Perdemmo cinque gare poi la Regia fu promossa»

di Jacopo Della Porta
«Perdemmo cinque gare poi la Regia fu promossa»

Calcio Lega Pro: l’ex Facciolo parla delle analogie tra l’oggi e la stagione 1988-89 «Eravamo un gruppo straordinario e unito e la società aveva un progetto serio»

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REGGIO EMILIA. «Abbiamo superato le difficoltà iniziale grazie ad alcune mosse di mister Pippo Marchioro, uno spogliatoio straordinario e una società seria che aveva un progetto». Il portiere Nico Facciolo, il mitico “Rambo”, ricorda così la stagione 1988-1989, quella che si concluse con la promozione in B, nonostante nel girone d’andata la squadra avesse al passivo ben cinque sconfitte, esattamente come la Reggiana di quest’anno.

Facciolo, la squadra di Leo Colucci sta vivendo difficoltà simili a quella di Marchioro nell’anno della promozione...

«A naso mi sembra un campionato molto simile, molto equilibrato. Si deciderà tutto nel girone di ritorno perché vedo tante squadre che sono vicine alla vetta. L’importante è arrivare freschi e con motivazioni forti allo sprint finale. E quando subentrerà la stanchezza verrà fuori la squadra più fisica».

Che ricordo ha delle critiche dei tifosi alla sua Reggiana, quando le cose non andavano bene?

«Qualche critica a Marchioro c’era. Ma nella norma. Poi nel ritorno perdemmo solo una gara e fummo la migliore difesa del campionato con soli 14 gol al passivo».

Oggi i tifosi si lamentano dell’assenza di gioco.

«Adesso la gente guarda la tv e in tv ci sono tanti scienziati del calcio che parlano di moduli e tattica. Allora si veniva allo stadio per divertirsi, per vedere la squadra lottare. Oggi forse la gente è più informata, più competente. Però si dimentica che se la società ha messo una persona in panchina è perché la ritiene competente, mica per caso».

Problemi di spogliatoio ne avevate?

«Bisogna dire che erano altri tempi. Oggi magari chi va in panchina litiga con l’allenatore. In passato si ubbidiva. Adesso i giocatori sono un po’ come i giovani, un po’ più arroganti e fanno più fatica a fare i sacrifici».

Problemi fuori dal campo ne avete mai avuto: cioè qualcuno si distingueva per comportamenti negativi all’esterno?

«Problemi non ne abbiamo mai avuti. Io era un po’ vagabondo e facevo qualche serata in più, però nessun tifoso fuori dal campo mi ha mai detto niente perché nessuno poteva dire che alla domenica non mi impegnavo. Per la maglia mi sarei ammazzato, avevo un forte senso di appartenenza».

La società e il mister Marchioro come affrontarono i problemi della prima parte di stagione? E voi giocatori?

«Era un gruppo straordinario, giocatori come Silenzi, che poi sono andati in grosse piazze. La società, Fiaccadori e Corni, collaboravano con Marchioro e c’era un progetto valido alla base che poi diede frutti importanti. Il mister prese alcune contromisure: mise De Vecchi in mezzo alla difesa e Zamuner a centrocampo».

Come giudica il flop nel derby?

«Non mi piace giudicare. Credo sia scattato qualcosa nella testa dei giocatori, forse si sono rilassati oppure quella cornice di pubblico ha ottenuto l’effetto contrario».

E per uscire da questa situazione cosa consiglia?

«Un po’ di pazienza. La piazza stia vicina alla squadra e al mister».

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