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Scontri al pala Dozza, Della Valle si schiera con i tifosi

Scontri al pala Dozza, Della Valle si schiera con i tifosi

La guardia della Grissin Bon, uscendo dal pala Dozza, aveva assistito agli scontri

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REGGIO EMILIA. Gli agenti della Digos di Bologna sono impegnati in queste ore nelle indagini sui fatti accaduti nel post-gara Grissin Bon-EA7 Milano, svoltasi martedì sera al pala Dozza.

Nello specifico, all’esterno del palasport bolognese alcuni tifosi biancorossi e poliziotti bolognesi sono arrivati al contatto fisico, tanto che entrambe le parti coinvolte avrebbero rimediato ferite e contusioni. Sarebbero tre i support della  Grissin Bon. Mentre gli inquirenti proseguono le indagini, Amedeo Della Valle è sceso in "campo", schierandosi con i tifosi. Il giocatore - che non aveva potuto disputare il match a causa dell’ infortunio alla schiena - uscendo dall’impianto di piazzale Azzarita aveva infatti assistito agli scontri.

La guardia della Grissin Bon ha affidato a un post sulla sua pagina Facebook un messaggio relativo a quei fatti.

«Nonostante la bella vittoria con Milano - scrive Della Valle - uscendo dal pala Dozza mi sono ritrovato davanti a uno scontro tra le forze dell’ordine e alcuni membri della tifoseria reggiana. Guardando la scena con i miei occhi la prima cosa che ho notato è stata una reazione esagerata e uso della forza contro la tifoseria».
«Qui - prosegue il giocatore biancorosso - non voglio assolvere i tifosi e dire che non sbagliano mai (molte volte sento insulti e palle di carta in campo), ma in questo caso le manganellate le avrei evitate. Non è bello vedere gente a terra. Visto che non è stata la prima, né l’ultima volta che succede una scena di questo tipo, purtroppo, che il buon senso prevalga nelle prossime difficoltà. Buon Basket a tutti».

I contenuti del post di Amedeo Della Valle, in assoluto fra i più popolari giocatori biancorossi, stanno tendendo banco sui social. Le sue parole sono state accompagnate da commenti positive da tanti tifosi, non solo della curva reggiana, ma anche di pesanti critiche da una parte degli abituali frequentatori del palasport di via Guasco. Alcuni dei commenti più duri sono poi stati cancellati poche ore dopo essere stati postati.

Su quanto accaduto nella serata di martedì a Bologna, gli Arsan - il gruppo di tifosi organizzati della Pallacanestro Reggiana - ha diffuso un comunicato.

"In merito alle notizie comparse sui quotidiani circa i fatti del post-gara di martedì 27 dicembre a Bologna, ci sembra corretto e opportuno fornire alcune precisazioni sulla dinamica dell'accaduto  - si legge -.
Al termine della partita, una volta usciti dal PalaDozza, il gruppo "Arsân" si è riunito davanti al pullman e, nell'attesa di riprendere il viaggio verso Reggio, alcuni ragazzi volevano recarsi al bar di fronte all'impianto, dove si trovavano altri tifosi della Pal...lacanestro Reggiana, per utilizzare i servizi e festeggiare la sudata vittoria.
Di fronte alla decisa opposizione della Polizia di Bologna gli animi si sono presto surriscaldati e da qualche offesa e qualche spintone si è subito arrivati ad una prima carica della Celere. A partire da questo momento - nonostante i numerosi tentativi di raffreddare gli animi da parte nostra - la Polizia ha perso più di una volta il controllo della situazione colpendo violentemente con i manganelli e gli scudi chiunque passasse a tiro, compresi ragazzi a terra e persino alcune ragazze, e tentando di salire sul pullman per colpire chi stava già salendo. Lungi dal voler ricoprire il ruolo delle vittime e assumendoci le nostre responsabilità (cioè aver risposto A PAROLE alle provocazioni dei poliziotti che con modi strafottenti e arroganti hanno impedito a una manciata di tifosi di raggiungere un Bar e in un secondo momento aver difeso chi fosse colpito dalle manganellate), ci chiediamo a chi possa aver giovato una simile dimostrazione di forza da parte della Polizia, in una partita priva di qualsiasi rischio di ordine pubblico e per una motivazione così futile.
Se quindi non ci nascondiamo dietro a facili giustificazioni, allo stesso tempo non accettiamo di venire criminalizzati per la nostra passione".

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