«Il girone di ritorno è un altro campionato»
Minotti, ex dirigente del Parma, a tutto campo su Reggiana, Colucci e il mercato «Un paio di innesti a gennaio possono dare la svolta: granata ancora in corsa»
REGGIO EMILIA. L’ex calciatore crociato Lorenzo Minotti, che a novembre ha lasciato il Parma, dove era capo dell’area tecnica, insieme al mister Luigi Apolloni, fa le carte al campionato. Con una premessa. Nessuna domanda specifica o giudizio sul Parma. Troppo recente il distacco ed ancora aperta la ferita dell’abbandono.
Cosa ha detto questa prima parte di torneo?
«Quello che si era pronosticato alla vigilia, Venezia, Parma, Padova e Reggiana per quantità e qualità hanno le rose migliori, più competitive e , di fatti, pur con qualche alto e basso inevitabile per chi ha costruito in pratica da zero, sono là davanti. Poi ci sono squadre, più il Pordenone che non Bassano o Feralpi, che hanno dato continuità ad un progetto, sono più avanti nel lavoro di costruzione, ma sono sicuro che alla fine primo posto se lo giocheranno loro, le favorite di agosto».
Un giudizio sulla Reggiana, l'ha mai vista?
«Qualche volta, ma quando ero al Parma l’abbiamo fatta seguire spesso, abbiamo avuto ampie referenze, mi pare che Colucci abbia dato un’identità ad una squadra ricostruita quasi in toto, mi pare sia in linea con gli obiettivi iniziali, ha fatto benissimo per buona parte del girone d’andata, pur dovendo scontare anche defezioni importanti, poi ultimamente qualche battuta a vuoto che ci può stare, ma credo che ci sia una data fondamentale per capire cosa sia successo».
Quale?
«La sconfitta nel derby è stata devastante, era una partita troppo attesa e sentita, forse caricata eccessivamente e l’averla persa ha rotto determinati equilibri, adesso ha bisogno di calma per ricostruire quegli equilibri, in campo e soprattutto fuori».
Nella sua carriera le era mai capitato di vedere un allenatore rassegnare le dimissioni e la società respingerle?
«Sì, è successo, non conosco le motivazioni alla base della decisione di Colucci, probabilmente un momento di amarezza, ma se la società ha stima, c'è fiducia reciproca, si crede nel progetto ha fatto benissimo a riconfermare l'allenatore, a maggior regione se è vero quel che ho letto e cioè che la squadra è tutta dalla parte di Colucci».
Si dice che la Reggiana difetti di personalità, non è riduttivo, visto che in organico ci sono giocatori come Marchi ,Bovo, Trevisan, Casarini ed altri che hanno giocato in B o vinto campionati?»
«Probabilmente sì', a parte il fatto che avere esperienza non equivale per forza a possedere personalità, mi pare che il problema vada al di là, evidentemente ha delle lacune, ma le hanno anche Venezia e Parma, non dimentichiamo che sono squadre rifatte in toto o quasi e che sono ancora alla ricerca degli equilibri migliori».
Come si può giustificare il fatto che, Gubbio a parte, la Reggiana non abbia mai recuperato, tutte le volte che è andata sotto ha poi perso?
«Una questione di mentalità, che va analizzata, sviscerata bene, su cui bisogna lavorare, forse è stata caricata di troppe aspettative. In questi casi può succedere che un episodio negativo ti tolga serenità, autostima, ma il discorso riguarda tutto l'ambiente».
Il mercato di gennaio può cambiare qualcosa o fare solo danni?
«Sarà determinante, chi conosce la LegaPro parla del girone di ritorno come di un altro campionato, dopo sei mesi puoi trarre bilanci, capire dove hai sbagliato, e quando ricostruisci un team da zero di errori ne fai, correre ai ripari. Alla fine nella corsa al primo posto tra Venezia, Parma, Padova e Reggiana una parola fondamentale la dirà proprio il saper azzeccare un paio di innesti a gennaio».
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